di Luigi Pirandello
regia di Gabriele Lavia
visto al Teatro Argentina di Roma _ 8 Gennaio-10 Febbraio
Anno nuovo, nuovo Pirandello. Il Teatro di Roma commissiona al proprio direttore artistico un omaggio al grande Premio Nobel siciliano. Gabriele Lavia sceglie Tutto per bene, un testo – come tanti suoi altri – non nato espressamente per il teatro ma che dalla prosa reinventa una propria materia scenica. In questo Pirandello si era specializzato, in gran parte per esigenze commerciali: con un corpus di narrativa così vasto e una penna geniale come la sua, l’adattamento aveva finito per diventare un’arte.
Il racconto originale, datato 1906, viene poi raccolto nella celebre raccolta Novelle per un anno. Quattordici anni dopo la riduzione debutta al Teatro Quirino di Roma. Ottantadue stagioni più tardi Gabriele Lavia decide di agire sulla drammaturgia aggiungendo e montando spezzoni di prosa, senza – apparentemente – un reale successo.
La vicenda…
[more]di Luigi Pirandello
regia di Gabriele Lavia
visto al Teatro Argentina di Roma _ 8 Gennaio-10 Febbraio
Anno nuovo, nuovo Pirandello. Il Teatro di Roma commissiona al proprio direttore artistico…
Parlare dello spettacolo. Entrare nel merito dei contenuti. Tenere alto il livello del dibattito.
Queste le parole d’ordine della conferenza tenuta questa mattina, 18 Gennaio, presso la sede del Teatro…
Sicilia protagonista questa settimana a Milano. Dopo la Trilogia degli occhiali di Emma Dante, vista al Crt all’inizio dell’anno, al Teatro Leonardo arriva Rosario Lisma, classe 1975, di Mazara del…
Nasce, sotto questo nome, una collaborazione con la testata web Teatro e critica: l’obiettivo è lo scambio reciproco di contenuti originali, grazie al quale Stratagemmi potrà avere un occhio su…
wonderland festival – BRESCIA TRA FIABE E NUOVE CREATIVITÀ – IV edizione
Brescia, Spazio Teatro Idra – 28 gennaio | 29 aprile 2012
www.residenzaidra.it/wonderland
La fiaba come universo da indagare,…
Protagoniste del Taccuino del nuovo numero di Stratagemmi sono cinque nazioni: Argentina, Libano, Bielorussia, Iran, Grecia. Poco hanno in comune, apparentemente, se non una parola: crisi. Ma non solo. In tutte, il dissesto politico ed economico non ha fermato la riflessione culturale e artistica: l’ha sollecitata, l’ha tenuta in vita, l’ha rinvigorita.
Nelle storie che vi raccontiamo troverete una fotografia di ciò che è accaduto e sta accadendo in questi paesi: istantanee di vicissitudini, difficoltà e successi per drammaturghi, attori e registi che sfidano la crisi.
Dalla costellazione di piccole sale gremite di pubblico che a Buenos Aires hanno saputo farsi specchio della realtà, allo spazio culturale indipendente aperto nel cuore di Beirut da Roger Assaf, passando per la coraggiosa lotta contro censura e regime del Belarus Free Theatre, e per il Fadjr Festival di Tehran, fino al teatro di Atene, che per le strade commenta la difficile attualità e…
Nella prima parte, la sezione accademica, il ruolo politico del teatro continua a fare da Leitmotiv in un approfondito studio dedicato al programma decorativo del primo teatro stabile del mondo romano, quello voluto da Pompeo a Roma per farne un prestigioso strumento di propaganda e concretizzare le sue aspirazioni: da generale vittorioso a patrono della repubblica. Segue l’analisi di un poco noto quanto prezioso unicum della carriera letteraria di Franco Fortini, il dramma in tre atti Anna – apparso solo su “La Riforma letteraria” alle soglie del 1938 e qui parzialmente ripubblicato.
Infine uno aggiornamento sulle intersezioni tra teatro e cinema, a partire da Pina di Wim Wenders (in Italia a novembre): le riprese in 3D hanno permesso al regista di restituire, in tutta la sua complessità spaziale, il lavoro della Bausch e del suo Tanztheater Wuppertal, portando a termine un progetto fortemente voluto dalla stessa coreografa, scomparsa solo due…
“Da Berlino vedo un paese che era il giardino culturale d’Europa e ora è seduto sulle sue memorie. Non diamo voce all’oggi, alla contemporaneità. Sembriamo un paese che ha paura della cultura.E infatti le preferiamo una subcultura guidata dall’alto. Fare teatro in Italia significa occuparsi di una cosa non necessaria, perché così raccontano: la cultura è descritta come una cosa superflua.”
In questa recente dichiarazione è amaro Antonio Latella, il regista napoletano da anni emigrato in Germania. È stata la sua versione di La notte poco prima della foresta, opera di Bernard-Marie Koltès, ad aprire la rassegna dello Stabile di Torino Prospettive 150, dedicata al centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia e che ha proposto un particolare filo rosso tra gli spettacoli: la difficoltà a riconoscersi nel proprio paese, il disagio e le fatiche di chi si sente straniero nella propria terra. Alla rassegna torinese hanno partecipato, portando testimonianza della loro condizione…
