Autore: Francesca Serrazanetti

Curon/Graun

Inquadrare un luogo con il proprio sguardo è l’azione alla base della nascita del termine paesaggio: proprio come il teatro, il paesaggio non esiste senza qualcuno che lo guarda e racchiude in sé l’ambiguità di indicare la cosa e, allo stesso tempo, l’immagine della cosa. Con Curon/Graun OHT – Office for a Human Theatre sembra indagare la dimensione soggettiva dello sguardo e lo fa attraverso la sua prima opera di teatro musicale. Il lavoro nasce nell’ambito del bando OPER.A 20.21 FRINGE, concorso istituito dall’Orchestra Haydn per selezionare due progetti di teatro musicale contemporaneo, da sostenere in termini di produzione...

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Io non sono un gabbiano

Il titolo dell’ultimo spettacolo della compagnia Oyes suona come una dichiarazione di intenti. “Io non sono un gabbiano”: quasi a mettere in guardia, chi si aspettasse di andare a vedere Cechov, che in scena non troverà Cechov. O al contrario a rassicurare chi senta una pregiudiziale noia all’idea di assistere all’ennesima reinterpretazione del dramma russo, che potrebbe rimanere sorpreso. Ma sull’ambiguità di questa magrittiana distinzione tra testo e rappresentazione sembra giocare con efficacia tutto il lavoro ideato e diretto da Stefano Cordella a partire da una drammaturgia collettiva, esito di un lavoro di improvvisazione degli attori in scena. Proseguendo...

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Karamazov

Prendete un noto romanzo della letteratura russa, la tradizione comica barese, una delle più sontuose sale teatrali all’italiana e un gruppo di trentenni, esponenti emergenti della più recente ricerca teatrale. È questa la strana e accattivante miscela alla base del progetto Karamazov di Vico Quarto Mazzini (Michele Altamura e Gabriele Paolocà), esito di una coraggiosa produzione in collaborazione con il Comune di Bari e il Teatro Pubblico Pugliese. Già avvezzi a una disinibita rivisitazione dei classici – hanno lavorato su Shakespeare, Pirandello, Ibsen – Altamura e Paolocà all’incontro con Dostoevskij hanno scelto di affidare la riscrittura a un giovane drammaturgo barese,...

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Chi ama brucia

Ritrarre il reale attraverso una sua trasposizione, spostando il punto di vista, riportare fatti e testimonianze sotto forma di interpretazioni tutt’altro che mimetiche. Sembrano essere questi gli obiettivi di Chi ama brucia, discorsi ai limiti della frontiera, del gruppo Ortika. Un progetto che prende le mosse da un forte interesse della sua ideatrice, Alice Conti (anche interprete e regista) per la realtà, per lo più trascurata dall’opinione pubblica, dei Centri di Identificazione ed Espulsione. Un interesse confluito in una ricerca e, poi, nelle pagine della sua tesi di laurea in antropologia. Alla base dell’indagine, vi sono una serie di...

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Looking for Paul

Stop Acting Now: il titolo del film realizzato dal gruppo olandese Wunderbaum sembra una provocatoria dichiarazione poetica. Smettila di recitare adesso. Smettila di giocare e agisci. È quello che fanno gli attori nel proprio ruolo, immaginando di lasciare la loro professione e intraprendere ognuno un proprio progetto per tentare di migliorare il mondo. Nella extended edition quello che viene proposto come dibattito con la compagnia dopo la proiezione del film è in realtà una ironica azione performativa che estende le riflessioni sul cambiamento sociale, sull’identità individuale e di gruppo e sulle responsabilità delle nostre azioni, attraverso delle semplici domande...

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Lo spazio scenico di Katrin Brack

Nella memoria della performance, quello che resta impresso spesso è il suo spazio scenico: descrittivo, evocativo, segnato da pochi elementi, simbolico, astratto, persino vuoto. A proposito di memoria, ad esempio, per chi abbia visto il Pinocchio di Antonio Latella, la prima immagine che torna alla mente è probabilmente la pioggia di trucioli che invade il palco per quasi tutta la durata dello spettacolo. Un’immagine che, a posteriori, richiama in modo abbastanza evidente le piogge di coriandoli, di acqua o di neve che Katrin Brack, ora premiata dallo stesso Latella con il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, ha di...

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The invisible city. Conversazione con Daniele Bartolini

Lo spettacolo comincia 24 ore prima che lo spettacolo cominci: WhatsApp notifica l’arrivo di alcuni messaggi che indicano cose da fare, ascoltare, guardare, raccogliere, prima dell’appuntamento per l’ora prestabilita. È una sorta di pre-engagement dello spettatore quello che precede il vero e proprio inizio di The invisible city, il nuovo progetto performativo di Daniele Bartolini, attore-regista fiorentino oggi attivo a Toronto. Con la sua compagnia DopoLavoro Teatrale ha coniato la dicitura audience-specific theatre: un teatro fatto per lo spettatore, che si adatta e trasforma a seconda di chi lo ‘pratica’. Lo scorso anno a Kilowatt Festival aveva presentato The...

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House Music Santarcangelo

Seduti intorno a uno spiazzo quadrato in tre file di sedie, gli spettatori si guardano l’un l’altro. In mezzo uno spazio vuoto, e intorno il parco Carracci: due ragazzi in cima a dei canestri da basket, qualche passante, le finestre dei condomini affacciati sul verde. Si svolge in questo contesto HM / House Music Santarcangelo, un’opera scritta dagli abitanti del quartiere attraverso le canzoni e le testimonianze raccolte da Sara Leghissa e Francesca De Isabella, fondatrici del gruppo Strasse. Al centro di questa scrittura collettiva è la musica, qui una sorta di playlist che unisce i brani scelti dagli...

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Purgatorio

Il tempo e lo spazio sono le due variabili che determinano la possibilità di lasciare una scia in un dato luogo. Un’azione sposta la materia, traccia un segno che può restare per una durata variabile, prima di essere nuovamente modificato. La ventiduesima edizione di Natura Dèi Teatri parte dal concetto di Scia per comporre tracce “di pensiero e di materia artistica” che possano attraversare spazi con diversi percorsi di creazione e di sguardo. In questo contesto, anche il cammino di Dante all’interno del Purgatorio può essere letto come una scia per esplorare un campo spazio-temporale che, partendo dalle origini,...

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Metafisica Urbana: dentro alla ricerca di DOM-

Werner Herzog nel film-documentario The cave of forgotten dreams racconta le pitture rupestri della grotta Chauvet: quei disegni sono la prima forma d’arte di cui abbiamo memoria, e rappresentano il reale interpretandolo attraverso il filtro dello sguardo. Leonardo Delogu e Valerio Sirna forniscono fin da subito i riferimenti e il punto di vista con cui affrontare gli undici chilometri lungo cui si articola Metafisica Urbana. Dopo un ingresso con luce e musica, l’improvviso silenzio e il buio totale della Sala di Lenz Teatro sembrano un invito a svuotare lo sguardo, a pulirlo e riorientarlo secondo la sensibilità verso cui...

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Pedigree

Un tempo esistevano solo ermafroditi. Erano esseri con quattro gambe, quattro braccia e due teste. Poi vennero divisi e da ognuno di essi si generarono due donne, due uomini, oppure un uomo e una donna. Da allora quelle due parti cercano a loro metà perduta. Così vuole il mito, e così racconta la realtà portata in scena da Babilonia Teatri in Pedigree, ultimo spettacolo della compagnia veneta Leone d’Argento alla scorsa Biennale di Venezia, presentato in anteprima a Castrovillari per Primavera dei Teatri. Il festival torna così su nuove drammaturgie che trovano il coraggio di affrontare di petto temi...

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Alle porte di Tebe. Lo spazio scenico nel 53° ciclo di rappresentazioni classiche

Cosa accomuna le Fenicie di Euripide e i Sette contro Tebe di Eschilo? La risposta può sembrare banale: entrambe le tragedie ruotano attorno alla reciproca uccisione di Eteocle e Polinice, figli di Edipo, alle porte di Tebe. Il fratricidio nell’assedio di Tebe diventa simbolo dell’odio che infiamma in uno stesso popolo: di questi tempi, l’attualità del tema non necessita di ardue ricerche tra le righe del testo, ma è del tutto evidente. Per il cinquantatreesimo ciclo di rappresentazioni classiche l’INDA, mettendo a confronto due diversi racconti della stessa storia, dichiara di voler parlare de “il teatro e la città”:...

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Festival Periferico, attraversamenti del reale a Modena Ovest

Vi è mai capitato, nelle sale di un museo, di leggere assiduamente le didascalie per associare le opere agli artisti? Nei giorni del festival Periferico, funziona tutto un po’ al contrario: seguendo una linea rossa tracciata per le strade col nastro adesivo, le didascalie sono indizi che si incontrano per caso. La semplice attribuzione di nome, autore e data fa scoprire che un cartellone stradale, un dissuasore, delle saracinesche o un nido di ragno possono essere opere d’arte ready-made (Duchamp docet). Streetwalker, l’installazione del collettivo LJUD per Periferico, è un gioco che sembra interpretare con ironia, prima ancora dei...

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Pinocchio

drammaturgia di Antonio Latella, Federico Bellini, Linda Dalisi regia di Antonio Latella visto al Piccolo Teatro Strehler di Milano_ 19 gennaio-12 febbraio 2017 Che il Pinocchio di Antonio Latella sarebbe stato tutt’altro che una favola consolatoria ce lo si aspettava da tempo. In questa prima produzione affidatagli dal Piccolo Teatro, che riconosce finalmente un meritato ruolo al regista neo-direttore della Biennale di Venezia, la favola collodiana si trasforma in un universo di segni da attraversare, interpretare, comporre come un affresco . A ripensare a questo Pinocchio, anche ad alcuni giorni di distanza, si ha l’impressione di essersi immersi in un magma...

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BAAL

di Phoebe Zeitgeist visto al teatro Franco Parenti _ 22 novembre – 4 dicembre 2016 Nel 1982, la BBC trasmette l’adattamento televisivo del Baal di Bertolt Brecht. Il protagonista è un David Bowie reduce dal suo periodo berlinese che, a guadare indietro, sembra incarnare perfettamente quella figura di artista anticonformista e inquieto: scomodo nell’impossibile equilibrio tra estro creativo e società del capitale e dei cliché, incapace di stare dentro a un’identità univoca e in continuo sconfinamento tra arte e vita. L’anti-eroe che dà il nome all’opera prima di un ventenne Bertolt Brecht (1918) non si presta d’altra parte a...

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Agrupación Señor Serrano, oltre i limiti dell’incredulità

Ormai da qualche anno Zona K ha un ruolo riconosciuto e di valore a Milano: selezionare compagnie internazionali poco presenti nelle nostre stagioni, con una particolare attenzione per i nuovi linguaggi. Tanto che, per chi ne conosce la direzione, si potrebbe quasi scommettere su quali saranno i prossimi invitati. Questa volta è stato il turno di un Focus sul teatro catalano, che insieme a Roger Bernat ha portato a Milano la Agrupación Señor Serrano, ormai nota per avere vinto il Leone d’Argento alla Biennale Teatro 2015 e presente negli ultimi anni a festival come Short Theatre o Mittelfest. I...

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Santa Estasi

Atridi: otto ritratti di famiglia Un progetto speciale diretto da Antonio Latella visto a VIE Festival _ Teatro delle Passioni, Modena _ 14-15 otobre 2016 Che la lunga durata faciliti empatia e partecipazione del pubblico, lo sapevano bene gli antichi e non lo dimenticano i maestri del contemporaneo. Lo abbiamo visto, proprio un anno fa, con le ventiquattro ore del Mount Olympus di Jan Fabre, o qualche anno prima con le dodici de I Demoni di Peter Stein, tra i molti. Ed è, senza dubbio, un connubio che si sposa molto bene con le grandi saghe classiche, che si tratti...

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Dizionario realtà/finzione: gli artisti di Drodesera raccontano sè stessi

Distinguere il reale dalla finzione, in una comune dimensione rappresentativa. Sembra essere questo il tema centrale di alcuni dei lavori presentati nel primo fine settimana della trentaseiesima edizione di Drodesera a Centrale Fies. Storie minori e storie maggiori, mondi ideali e situazioni del tutto reali, vicende private e condizioni condivise si intersecano e richiamano, mantenendo come punto focale di riferimento quella ricerca sui codici linguistici delle arti performative portata avanti da anni, e in modo sempre più rilevante nel panorama italiano e internazionale, a Dro. I World breakers che danno il titolo a questa edizione del festival sono elementi,...

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Lo sguardo e il passo, seguendo l’uomo che cammina

Attraversare il paesaggio con un passo lento è il primo modo per conoscerlo, misurarlo e farlo proprio. Da Baudelaire a Benjamin, da Rimbaud a Balzac, negli ultimi due secoli studiosi e poeti hanno teorizzato e scritto sull’esperienza del flâneur che, emblema della modernità, si perde in una città dimenticata e, nello smarrirsi, penetra lo spazio e lo comprende. E se un metro di misurazione in questa scoperta è il passo, l’altro è, inequivocabilmente, lo sguardo. Come sostiene Franco Farinelli, geografo tra i più acuti dei nostri tempi, il “paesaggio” ha luogo solo se sussistono tre condizioni: un territorio da...

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