Vladimiro ed Estragone sono due donne toscane. Abitano da qualche parte tra Firenze e Livorno, hanno aperto due sedie sdraio una accanto all’altra e aspettano. Che passi il dolore, o che almeno si attenui un po’. Ma il dolore non passa, neanche ascoltando ad occhi chiusi le note di Sakamoto, respirando a fondo e sentendo in lontananza il trattore del vicino.

Il trucco – si dicono l’un l’altra mentre ripetono un copione che ha tutta l’aria di andare in scena ogni giorno – sarebbe “affrontare le cose di tacco”. Le due non ci riescono, naturalmente, ma ci riesce invece lo spettacolo: La bella bestia, presentato in prima nazionale al festival Inequilibrio di Castiglioncello, è un viaggio lieve nell’intimità di due donne che lasciano intravvedere le viscere senza troppo scomporsi.

Le autrici e attrici, Francesca Sarteanesi e Luisa Bosi, approdano a questo lavoro da due percorsi paralleli; Sarteanesi ha fondato la Compagnia degli Omini e si è fatta conoscere per la sua folgorante ironia, Bosi è un pilastro della compagnia Murmuris, attiva presso Cantiere Florida. Qui si concedono il lusso di una drammaturgia cucita a pennello come un vestito su misura, che parte da due vicende biografiche per poi superarle, intrecciarle, allargarle. Per Francesca c’è un amore finito, che non si vuole o non si riesce a digerire; c’è un tumore all’utero, per Luisa, con ambigui referti medici e prospettive incerte. Cos’hanno in comune le due storie? Chi sta peggio? È possibile stare vicino a un altro, quando si è così concentrati sul proprio stare male?

Bosi e Sarteanesi costruiscono un dialogo serrato e lievemente surreale, che somministra in dosi omeopatiche informazioni sulle due vicende, ma che le utilizza soprattutto per creare scarti di senso e improvvise deviazioni. C’è Gaia Fabiolin, per esempio: una misteriosa “lei” che nutre le gelosie di Francesca ma che diventa, sul piano della drammaturgia, un refrain-jolly da giocare per interrompere silenzi o per invertire il verso di marcia della conversazione. C’è Giuseppe Cariti, quel medico dall’accento calabrese che si diceva “ottimista” e che Luisa vuole rivedere in scena ancora e ancora in un grottesco ma necessario re-enactement. Non si consolano, le due, non si rassicurano, a volte nemmeno si ascoltano; come nessuno, nel mondo là fuori, sembra mai voler ascoltare davvero una risposta che non sia “benissimo” al rituale “come stai?”. Provano, semplicemente, a sedersi accanto. E a non spaventarsi troppo se la marea del malessere non scende, se l’altra continua a ripetere instancabilmente le stesse cose, se nessuno dei bislacchi sconosciuti contattati online vale più di un appuntamento. Sono brave, Bosi e Sarteanesi, a non far scendere mai la temperatura della performance e del testo, a tenersi al riparo dalla retorica del dolore e dal compiacimento della battuta ben riuscita. E non hanno bisogno di altro, se non delle loro parole che si rincorrono, per far ridere e commuovere.

Maddalena Giovannelli

 

Bella Bestia
di e con Francesca Sarteanesi e Luisa Bosi
produzione Officine della Cultura
con il contributo della Regione Toscana
con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt)

visto al festival Inequilibrio XXII, Castiglioncello_ 4 luglio 2019