Voi per quale motivo andate a teatro? Cosa cercate? A volte, ci si va per perdersi. Per perdersi nei pensieri altrui, o almeno in nuovi pensieri. Ma quando lo spettacolo è fuori dall’ordinario potrebbe anche accadere di ritrovarsi, perdendosi. Il che – ammettiamolo – può tirar fuori una codardia che non si pensava di avere. Con i Cuocolo/Bosetti questo rischio c’è. E con Dickinson’s walk, che in questo rischio ci fa cadere in pieno, si scopre che non è poi così male.

Torino, il ritrovo è al Caffè Elena di Piazza Vittorio Veneto. Uno stravagante appuntamento tra estranei, che si preparano a girare per la città seguendo la voce e il passo di Roberta Bosetti. Nelle cuffie di cui siamo stati muniti, con il sottofondo del brusio urbano, Emily Dickinson si racconta attraverso passi di poesie e lettere. Si può conoscere il mondo intero senza muoversi da casa, ha scritto. La poetessa americana, che nella vita ha scelto di chiudersi nella propria camera per esplorare il mondo attraverso la sua interiorità, viene così liberata nell’aria. E noi con lei. È un teatro itinerante e poetico: il paesaggio urbano si miscela con quello che teniamo nascosto e, se camminare è per molti anche pensare, questa passeggiata si trasforma facilmente in una riflessione liberatoria. E la voce della Bosetti, che si avvicina aggirandosi tra uno e l’altro, è un richiamo al contempo suadente e rassicurante – un binomio atipico, se ci si pensa.

Se per fuggire via dalla memoria avessimo le ali, molti vorrebbero volare. Se incontrate qualcuno che ancora crede la Dickinson scriva “cose da donne”, state certi che non ne ha letto un verso. È delicata, certo, ma anche ironica, tagliente, dallo spirito indipendente e capace di pronunciare verità che ai più farebbero terrore. Ed è ascoltandola che si passeggia, attratti da quel “seguitemi” della Bosetti che si vuole solo assecondare; sarà per il piacere di camminare, sarà perché quei pensieri hanno una profondità rara dotata di coraggio, sarà perché quelle parole hanno in sé ciò che non ci concediamo di dire o che non troviamo il tempo di pensare. Eppure ci riconosciamo nell’immediato nei versi della poetessa.

Emergere da un abisso, e poi rientrarci. In questa passeggiata con la Dickinson scopriamo che descriveva così la vita, di cui non temeva la solitudine e del cui vuoto di felicità da riempire era ben conscia. Scopriamo che a volte leggeva le poesie partendo dalla fine, che preferiva il giorno alla notte e che a ispirarla erano soprattutto le colline e il cielo. E Wild Nights, così audace per una donna dell’epoca: se solo potessi ormeggiare – stanotte – in te!, ce lo si aspetterebbe da lei?

Chi non ha intenzione di guardarsi l’anima, almeno un po’, stia pure alla larga da Renato Cuocolo e Roberta Bosetti: i deboli di cuore non sono fatti per loro, che sfidano i binari di vita e finzione, teatro e realtà, persona e personaggio. Disorientano e accolgono, mostrano il buio che hanno in sé e che abbiamo tutti e chissà come riescono a fartelo guardare con occhi diversi. Bisogna lasciarli fare, ed essere curiosi di scoprire fin dove possono arrivare. Come in questa undicesima tappa di “Interior Sites Project”, il progetto che portano avanti dal 1988 e che continua a stupire, coinvolgere, a volte persino turbare. Ma il punto è proprio questo: è in quell’inquietudine e in quell’assenza di appigli che si rianima l’essenza di ciò che siamo, e di ciò che può essere l’esperienza teatrale.

Giulia Maria Basile

Dickinson’s walk
di Cuocolo Bosetti / IRAA Theater
regia Renato Cuocolo
con Roberta Bosetti
produzione Cuocolo/Bosetti IRAA Theatre, Teatro di Dioniso
visto nell’ambito del Festival delle Colline Torinesi_dall’8 al 10 giugno e dal 15 al 20 giugno