«Io sono una diva o non sono più niente. Non mi giudicare, farò finta di niente. […] Non farmi male perché sono fragile»: le parole de La Rappresentante di Lista risuonano nella cornice dell’Accademia del Comico di Cenisio con lo spettacolo di Greta Sofia Pilloni, drag queen sarda che racconta il percorso del fare i conti con la propria sessualità, con il sentirsi diversi e con l’importanza di rimanere fedeli a se stessi. Ancor prima dell’inizio dello spettacolo Greta Sofia accoglie il pubblico con battute, esperimenti di match-making tra gli spettatori e un regalo particolare: un santino di lei stessa. Questi tentativi di trovare anime gemelle nel pubblico e di partecipazione attiva di quest’ultimo durante lo spettacolo creano una sensazione di condivisione e comunità, la risata contagia tutti man mano che si entra in sala e tramite un’impostazione di stand-up teatrale non scompare sino all’uscita, forse anche oltre.
Con uno stile genuino e mai scarno di ironia e risate, Greta Sofia racconta la sua infanzia nel sud della Sardegna e la presa di coscienza della propria diversità rispetto agli altri bambini — ad esempio giocando a interpretare gli spettacoli del Bagaglino e gravitare verso i ruoli femminili a differenza dei suoi compagni. Il contesto famigliare e sociale in cui vive è decisamente conservatore, non ancora pronto per accettarla come persona queer. Su questo sfondo fa però eccezione la figura della nonna che diventa un’ancora di salvezza, prima sostenitrice di Greta Sofia nella vita e anche nelle sue imprese culinarie non sempre riuscite. È sempre a casa della nonna che, tramite internet, scopre RuPaul, storica drag queen, e decide così di intraprendere la strada per il mondo drag.
Lo spettacolo si sviluppa quindi lungo una serie di scorci di vita che, oltre a far ridere, sono un bel manifesto di cosa voglia dire essere una persona queer in Italia, delle sfide quotidiane e della forza che serve per lottare contro un certo tipo di bigottismo ancora presente. La scelta di Greta Sofia di andare alla tomba della nonna in drag è un atto rivoluzionario nella sua decisione di essere fedele a se stessa, di non cedere alla pressione di quella parte di società che fa dell’omotransfobia il suo credo e che in Italia, solo nell’ultimo anno, ha perpetrato oltre un centinaio di aggressioni.
La piccola rivoluzione di questo episodio nello specifico, ma in generale della drammaturgia di Andrea Ibba Monni, è quindi un memento a essere fortə, di non aver paura di essere noi stessə e di brillare, come una diva, nella vita di tutti i giorni. Lo spettacolo, prodotto da Ferai Teatro, grazie alla vittoria del FringeMI 2026 tramite voto popolare, avrà la possibilità di andare in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano, portando così il suo atto rivoluzionario anche sul palco di uno dei teatri più importanti d’Italia.
Tommaso Franzese
immagine di copertina: foto di Davide Aiello
DIVA – MEGLIO ALL’INFERNO CON I TACCHI CHE IN CIELO CON LE BALLERINE
di Ferai Teatro
regia Andrea Ibba Monni
con Greta Sofia Pilloni
drammaturgia Andrea Ibba Monni
luci Andrea Ibba Monni
scene Ga’
costumi Rita Ximenes
produzione Ferai Teatro
La recensione fa parte dell’osservatorio critico dedicato a FringeMI Festival 2026