Durante il mese di dicembre, presso lo spazio Te.Ca. (acronimo di Teatro Cassanese) e nel contesto di una giornata inserita nel progetto En Plein Air, è andata in scena la performance Niente lacci per le scarpe, ideata e diretta da Simone Giustinelli con la drammaturgia di Giacomo Sette. Si tratta, come dichiara il sottotitolo, di una storia per Andrea Spadini: scultore, uomo enigmatico e genitore assente, figura complessa e sfaccettata.  Il lavoro è definito dalla compagnia Settimo Cielo come una silent system opera perché lo spettatore fruisce della performance audio attraverso un paio di cuffie.

Niente lacci per le scarpe è un viaggio compiuto attraverso i ricordi delle persone che hanno conosciuto l’artista da vicino: la sua storia viene introdotta dalla voce del nipote, che tenta di ricostruirne l’immagine sfuocata, ma successivamente sta allo spettatore scegliere a chi affidare questo racconto. Tramite appositi pulsanti, il pubblico può infatti cambiare canale e compiere delle scelte per personalizzare ciò che sta ascoltando e approfondire la prospettiva tematica che più lo colpisce. Dopo aver ricevuto le istruzioni necessarie, ogni partecipante può muoversi nello spazio Te.Ca. liberamente, trasportato dalle voci. Inoltre, un elemento fondamentale per poter comprendere le scelte effettuate dagli altri è costituito dalle spie colorate presenti sulle cuffie di ciascuno (rosse, blu o verdi a seconda del canale selezionato).
Le parole della figlia di Andrea Spadini rimangono impresse nella memoria di chi ascolta: «lui pretendeva da me il massimo della corrispondenza ai suoi desideri». Ne emerge una relazione tra padre e figlia complessa, dolorosa, fatta di incomprensioni e aspettative disattese da entrambe le parti. Per la figlia di Andrea rievocare questi ricordi significa fare i conti con un passato irrisolto e carico di sofferenza, segnato da una richiesta di affetto a cui lo scultore non ha mai saputo dare una risposta adeguata. Si tratta di una storia viva, profonda e sincera, capace di coinvolgere lo spettatore: i ricordi che emergono di un tempo ormai scomparso sono ancora vivi e brucianti nelle parole di chi presta la voce per narrarli.

foto: ufficio stampa

La dimensione individuale di un racconto che si rivolge in modo diretto allo spettatore si interseca con la consapevolezza della presenza di un unico filo, costituito dal racconto stesso, capace di tenere unito il pubblico anche se non compatto e seduto in una platea (anzi, forse proprio per questa ragione ancora più strettamente legato). Durante lo svolgimento della performance, passeggiando per i locali, qualcuno sceglie di sedersi sulle gradinate dell’open space dove nel pomeriggio si sono tenute le presentazioni del progetto En Plein Air, del catalogo di Habitat_Scenari Possibili e del libro L’edera (a cura di Itaca Etica) e dove ha altresì avuto luogo l’incontro con Beatrice OleariVera Pravda e Roberto Picchi, artisti che della relazione con il territorio e l’ambiente hanno fatto una cifra distintiva. Sui cuscini arancioni che coprono le gradinate abbiamo infatti assistito, qualche ora prima, a conversazioni, aperte anche alla discussione e al dibattito, sulle modalità diverse con cui l’arte può interagire con l’ambiente, legandosi al territorio e rispettandolo in un’ottica green. Oleari ha presentato le sue installazioni, create con lo scopo di far immedesimare lo spettatore con il mondo intorno a sé grazie al mantra “tu sei me”, ed è stata fatta una piccola dimostrazione in sala: ciascuno dei presenti ha ricopiato questa frase, tradotta in tutte le lingue che conosceva, su fogli da lucido che sono poi stati appesi alla parete sovrapposti ad altrettante fotografie.  Picchi ha mostrato a sua volta al pubblico i propri dipinti e le proprie installazioni, realizzate con lo scopo di sottolineare le microscopiche variazioni subite dall’ambiente e, in particolare, dal paesaggio montano. Ora invece, durante l’ascolto di Niente lacci per le scarpe, possiamo abbandonarci su quegli stessi cuscini e lasciarci trasportare in un territorio nuovo, quello di una storia per la maggior parte del pubblico sconosciuta, uno spazio verbale dipinto in modo vivido ed etereo grazie alla forza delle parole. Qualche spettatore, invece di sedersi nella zona open space, preferisce camminare nell’atrio bianco dell’ingresso, lo stesso nel quale la performance è iniziata e dove poco prima è stato offerto un aperitivo a tutti i partecipanti; anche chi si è occupato della preparazione del cibo ha un paio di cuffie: tutti, senza distinzione, seguono la stessa storia. Qualcun altro, nostalgico del teatro tradizionale e delle sue sedute, o forse solo desideroso di una comoda poltroncina, sceglie invece di disporsi nella sala teatrale dove Te.Ca. ospita gli spettacoli del proprio cartellone: spettatori disseminati fra le poltrone rosse siedono di fronte a un palco vuoto, ma popolato dalle immagini suscitate dalla registrazione.

La storia ascoltata dal pubblico, e in qualche modo anche vissuta, viene veicolata ed esperita attraverso un viaggio unico e personale, originale e specifico per ciascuno. Così, attraverso la combinazione di differenti percorsi narrativi selezionabili e libertà di movimento, negli spazi chiari e accoglienti del Teatro Cassanese gli eventi ascoltati possono prendere forma e sostanza.

Chiara Carbone Alice Strazzi

NIENTE LACCI PER LE SCARPE
Una storia per Andrea Spadini
silent system opera
produzione Settimo Cielo
ideazione e regia Simone Giustinelli
drammaturgia Giacomo Sette
voci Gloria Sapio e Maurizio Repetto
musiche e sonorizzazioni Andrea Cauduro
light design e direzione tecnica Luca Pastore
collaborazione alla drammaturgia Fulvia Cipollari
collaborazione al sound design Lorenzo Antoniucci
organizzazione e progetto grafico Federica Terribile

visto al Teatro Cassanese, Cassano d’Adda (MI), dicembre 2021

foto di copertina: ufficio stampa


Questo contenuto è parte dell’osservatorio dedicato al progetto En Plein Air