L’uomo e il potere sarà il filo conduttore nel 2018 per il 54° Festival del Teatro Greco di Siracusa. Accanto all’Eracle (regia Emma Dante) e ai Cavalieri (regia Giampiero Solari), dall’11 maggio al 24 giugno vedremo l’Edipo a Colono (traduzione di Federico Condello), per la regia di Yannis Kokkos. Debutto a Siracusa e poi in Grecia, a Epidauro, il 17-18 agosto. Inizia così, all’insegna di Sofocle, la collaborazione tra i due festival del dramma antico. Traghettatore di questo progetto è un fuoriclasse delle scene, un greco cosmopolita che ha curato scenografie e regie in tutto il mondo. Ve lo presentiamo qui, con alcuni cenni alla biografia e alla sua produzione.

Yannis Kokkos nasce ad Atene nel 1944. Ama raccontare che la sua vocazione si è accesa quando era un bambino di dieci anni e ascoltava alla radio il teatro, che poi ha scoperto nella magia delle sale. Il primo amore fu per la tragedia antica (come racconta nell’intervista rilasciata a LiFO.gr, 16.07.2014). Ad Atene allora la comunità teatrale era polarizzata: alla linea accademica e conservatrice del Teatro Nazionale si opponevano le scelte di avanguardia del Theatro Technis di Karolos Koun, con repertorio straniero e uno sguardo nuovo sull’antico. Il giovane Kokkos cresce in questo clima di vivacità culturale, costruisce modellini per scenografie, che restano per ora solo sperimentazioni, ma il grande pittore Tsarouchis riconosce il suo talento e lo incoraggia. Per apprendere l’alfabeto dell’arte si trasferisce nel 1963 in Francia, che non ha più lasciato. Sottolinea: «Porto la Grecia dentro di me, ovunque mi trovi» (intervista LiFO, 08.02.2012). La sua patria insomma è il teatro.

In Francia lavora soprattutto come scenografo (e costumista) accanto a numerosi registi, e in particolare con Antoine Vitez instaura un sodalizio ventennale, grazie a un’intesa estetica straordinaria. Kokkos si muove fra la via brechtiana della nuda semplicità e la via “poetica” di Strehler, e negli anni il suo cursus honorum mette le ali. Nel 1989 esce il volume Yannis Kokkos, le scénographe et le héron (di Georges Banu, Paris, Actes Sud), una raccolta di interviste, appunti e note di lavoro, in cui egli rivendica la «forza esplosiva della discrezione» dello scenografo (p.79), consapevole che a teatro il ruolo primario è svolto dal logos. Le sue scene ricreano spazi di precisa astrazione dominati dalla geometria delle linee, con trompe-l’œil, giochi di pieni e vuoti, luci e ombre, specularità incantate.

Anno spartiacque è il 1987, quando alla Quadriennale di Praga riceve la Medaglia d’Oro per la sua opera di scenografo e debutta come regista di teatro (La principessa bianca di Rilke, in prima mondiale). Dopo la morte di Vitez (1990), si volge all’opera lirica (regia, scene e costumi), con un successo crescente, che lo porta a lavorare accanto a nomi di prestigio (fra gli altri, Luciano Berio, Claudio Abbado, Riccardo Muti). Piovono i riconoscimenti (Premio Laurence Olivier, Premio Molière, Cavaliere dell’ordine delle Arti e delle Lettere). In Italia sue produzioni si sono viste alla Scala di Milano, al Teatro Regio di Torino, al Maggio Fiorentino, e ancora a Roma, Palermo, Bologna; dal 21 al 28 gennaio 2018 il suo Olandese Volante è al Teatro Petruzzelli di Bari.

 

Dal 2013 il regista ha iniziato la collaborazione in Grecia con la Scena Lirica Nazionale ed è stato chiamato a inaugurare la nuova sede dell’Opera nazionale, presso la Fondazione Niarchos (progetto architettonico di Renzo Piano) il 15 ottobre 2017, riscuotendo grande successo con la regia e scenografia dell’Elettra di Strauss-Hofmannsthal.

Come sarà dunque l’Edipo a Colono di Siracusa-Epidauro? Senz’altro sarà riservata una cura particolare allo spazio: «In ogni regia il mio primo approccio riguarda sempre la ‘traduzione’ nello spazio e in particolare mi interessano molto gli spazi aperti: l’anfiteatro Herodion di Atene e Epidauro sono per me i ‘teatri assoluti’, che conservano incise nel proprio paesaggio le tracce del gesto e del corpo umano» (To Vima, 20.07.2014).

Nella sua visita lo scorso novembre a Siracusa, dove ha ammirato il teatro antico, il regista ha sottolineato che sarà importante l’alleanza di musica e coro per le scene di maggiore tensione, come pure uno sguardo all’uomo-Edipo. «Nell’opera si parla anche di frontiere, non quelle della città, ma quelle materiali e spirituali, e si tocca inoltre il tema molto attuale dei migranti e dell’accoglienza» (SiracusaTimes, 20.11.2017). In Grecia non sono per ora trapelate notizie sull’allestimento, salvo la Nota del regista: «Tragedia sui confini, reali e metafisici, sul mistero della libertà umana di fronte all’onnipotenza degli dèi, pervasa dai temi di responsabilità, vecchiaia, gestione politica della città: l’Edipo a Colono è un poema dalle tonalità sommesse, un viaggio dello spirito. Da Siracusa a Epidauro, il nostro spettacolo porterà i passi di Edipo fino al bosco sacro delle Erinni, dove avviene la sua apoteosi». Gli ingredienti saranno quindi: l’uomo, la città, i confini. Per capire come Kokkos riuscirà ad amalgamarli e a proporre la propria soluzione, occorre pazientare ancora qualche mese.

Gilda Tentorio