di Guglielmo Barucci

Il prologo della commedia rappresenta un affascinante esempio del difficile equilibrio – inevitabilmente per un autore rinascimentale – tra adesione al canone e distinzione dagli altri commediografi. Sono varie le strategie usate: in primo luogo il gioco sulla fisionomia del personaggio che recita il prologo, che da figura astratta, incarnazione dell’autore, rappresenta sempre più un attore tra gli altri, sfondando la scena e inscenando così le dinamiche, i litigi e le meschinità della compagnia; parallelamente, il prologo si libera dalla natura di testo autoriale a priori per assumere l’immagine di un intervento, spesso caotico e litigioso, interamente dovuto agli attori; in secondo luogo, alla forma monologica del prologo si affianca una sua progressiva “teatralizzazione” dialogica, trasformandolo quasi in una piccola pièce completamente autonoma dalla commedia, a volte inscenando persino una realtà esterna al teatro.