Siamo nello scantinato di un’officina di moto e bici cui si accede tramite un ascensore dalle luci colorate e le pareti spesse. La voce di Giuseppe Conte (interpretata da Stefano Paradisi) accoglie il pubblico che inevitabilmente è già tornato indietro nel tempo, rassicurato e insieme impaziente di conoscere le nuove disposizioni per la lotta alla pandemia.

Inizia così Monologo di donna con lievito madre di e con Giulia Cerruti, giovane attrice torinese, che entra in scena con un grosso fagotto bianco tra le braccia: si tratta di Venerdì, il suo lievito madre, nato e cresciuto durante la pandemia. L’attrice rompe sin da subito la quarta parete e chiede a uno spettatore di reggerle il piccolo e di cullarlo per l’intera durata dello spettacolo. Poi, finalmente, comincia il suo racconto, nato dall’urgenza di combattere, a colpi di penna e di ironia, la solitudine a cui la quarantena forzata l’ha costretta. 

Con uno spettacolo in cui chiaro è il debito alla stand-up comedy, Giulia Cerruti porta al Nolo Fringe Festival il frutto di mesi di isolamento, rabbia, noia e paura, la necessità di comunicare temi che le stanno a cuore attraverso una comicità che non punta soltanto alla risata del pubblico, ma ad una riflessione più profonda. Abbondano, infatti, motivi e spunti tragi-comici come quello sulla «piccola e ignobile merda dentro di noi che deve essere sfogata quotidianamente», oppure su quanto «abbiamo bisogno degli altri esseri umani per distrarci da noi stessi, perché in fondo siamo molto noiosi».

L’isolamento, dunque, come arma terapeutica per testare «la resistenza a noi stessi», covare rabbia contro un sistema fatto dai «fessi dell’andrà tutto bene», dai complottisti e dai produttori di fake news (su cui, peraltro, imbastisce su due piedi una sorta di “workshop” con tanto di lavagnetta e partecipazione divertita del pubblico). Giulia Cerruti regala al suo pubblico contenuti non banali e letture interessanti del complesso periodo che stiamo vivendo; e sebbene la gestione dei tempi comici non sia sempre impeccabile, le battute più pungenti e sessualizzate della comicità dell’attrice colpiscono gli spettatori, forse proprio per la naturalezza con cui Giulia vi ricorre: è piacevole scoprire giovani donne che rifiutano il cliché del sesso come unico appannaggio del mondo maschile.

Il monologo si chiude con una riflessione sulla sorte degli attori durante la pandemia: è stato detto che il loro compito è quello di “divertire” e “appassionare”, definizione di intenti scambiata da molti per un’offesa ma che, in realtà, all’attrice non dispiace per niente. Consapevole del rischio che una comicità sul COVID 19 potrebbe scadere presto,  i suoi intenti a riguardo sono piuttosto chiari: continuare a rappresentare lo spettacolo finché avrà un senso farlo, e a quelli che la mettono in guardia rispetto alla delicatezza del tema risponde che ridere delle disgrazie è un ottimo modo per superarle. Comunque vada osserva in chiusura con ironia e forse un pizzico di disillusione, ciò che importa è che a lei, a differenza di altri, «non mancherà mai il pane».

 Ivan Colombo, Giulia Russino

 

MONOLOGO DI DONNA CON LIEVITO MADRE
di e con Giulia Cerruti
produzione Compagnia Crack24


Questo contenuto è esito del progetto di Stratagemmi per Nolo Fringe Festival 2021