La danza macabra, che oggi è tema noto anche in musica e in letteratura, iniziò la sua carriera nella rappresentazione artistica come motivo iconografico tardomedievale. Questa danza che accomuna uomini e scheletri veniva raffigurata soprattutto nei luoghi sacri e nei cimiteri: la Morte si presenta dai personaggi più umili, contadini e artigiani, per poi passare via via ai più potenti, ai mercanti, ai borghesi, a tutti gli “stati del mondo”, fino al papa, all’imperatore, per invitarli al suo ballo. Considerando che la serie si apriva di solito con un’immagine della Creazione dell’uomo e si chiudeva col Giudizio universale, è facile scorgervi la rappresentazione simbolica della fine di tutto il genere umano. L’aggettivo macabre si diffuse sul principio del secolo XIX, al ritorno dei romantici verso le tradizioni e l’arte del Medioevo e dalla lingua francese passò a quella italiana e in altre lingue per denotare ogni aspetto lugubre e insieme grottesco.

In una notte senza stelle, da qualche parte in una città, si incrociano i destini di numerosi personaggi. Mentre in strada impazzano le proteste – perché si protesta? Chi sta protestando? Non si sa più, ogni giorno c’è una protesta, le auto bruciano, le sirene suonano incessantemente – due uomini vengono uccisi, uno a teatro, l’altro per strada. Un terzo, gravemente malato, si getta dalla finestra della sua stanza d’ospedale. Nel frattempo, mentre l’educatrice di una scuola d’infanzia minaccia la madre (perennemente in ritardo) di un suo alunno di revocare l’iscrizione del piccolo, un’attrice vestita da angelo abbandona la scena di un teatro in cui dei terroristi hanno fatto incursione. E così via, in una macabra giostra di situazioni tragicomiche, i personaggi di Notte senza stelle (Nacht ohne Sterne) rincorrono il desiderio di un po’ di felicità e sicurezza, che appaiono irraggiungibili.
Leggendo questa drammaturgia di Bernhard Studlar si può avere l’impressione di essere di fronte a qualcosa che si conosce già, senza poter definire bene cosa. Allora potrebbe venir voglia di rileggerla. E poi di rileggerla ancora. A poco a poco ci si potrebbe accorgere di essersi affezionati alle parole e ai personaggi dell’opera, senza sapere perché. Almeno, questo è quanto accaduto a chi scrive: donna, trentenne, europea, occidentale.

Notte senza stelle, ambientato in una città di cui non viene dichiarato il nome ma che ha una sua “Statua della Libertà” munita di lanterna, alti palazzi, un parco di castagni in fiore, sembra infatti raccontare la grande commedia (o tragedia?) del prototipo della metropoli occidentale. Potrebbe essere New York, come pure una città europea (a proposito, nel mondo esistono 302 copie della Statua della Libertà sparse ovunque: 181 in Nord America, 72 in Europa, 24 in Asia, 15 in Sud America e solamente 1 in Oceania e 1 in Africa). In fondo è semplicemente LA grande città e vi si respira un’aria familiare.

Nacht ohne Sterne per la regia di Jàn Luteràn allo Slovak National Theatre, 2017 (© Robert Tappert)

Bernhard Studlar, autore di questa drammaturgia, è viennese, classe 1972. Si è formato presso l’Università di Vienna, è stato Dramaturg e assistente alla regia al Theater der Jugend a Vienna, scrive opere teatrali come autore solista e come parte di un duo di scrittori, assieme ad Andreas Sauter. Nel 2001 ha vinto il Writer’s Prize al concorso drammaturgico Heidelberger Stückemarkt con Transdanubia Dreaming. Per A. è un’altra, scritto insieme ad Andreas Sauter ha ricevuto il Kleist Prize for Young Dramatists e il Basel Radio Play Prize nel 2004. Con All about Mary Long vince il premio Best Radical Comedy del Teatro di stato di Kassel. Dal 2010 al 2015 ha scritto una serie di quattro commedie per il Teatro Rabenhof di Vienna: Human Being Parcifal, Don Q, Brillanti musicisti della città – ognuno per sé e Robinson Crusoe, nonché una trilogia per bambini e ragazzi. Notte senza stelle invece è stato scritto per il Teatro Nazionale Slovacco a Bratislava, dove è stato presentato in anteprima nel 2017.


da Notte senza stelle

Madre: A volte mi chiedo come sarà, quando Jan sarà cresciuto.

Padre: C’è ancora della birra?

Madre: Non lo so. Non la bevo.

Padre: Ma hai fatto la spesa.

Madre: E allora?

Pausa. Il Padre apre una lattina di birra.

Madre: Mi chiedo se avrà una bella vita. Voglio dire, senti cosa succede là fuori. Basta aprire i giornali. Guarda cosa succede nel mondo. Già da mesi.

Padre: Pensi che potremmo star meglio altrove?

Madre: Non lo so. No. Sì? Forse.

Padre: Non credo che potremmo star meglio altrove. Dobbiamo solo non avere paura.

Madre: Ti sembra facile.

Padre: Sì.

Madre: Ma non è sempre così. Non sempre.

Padre: Chi non ha paura, vince.


La scrittura transita con grande ritmo da una voce all’altra e da una scena alla successiva, stimolando nell’immaginazione di chi legge una fruizione visiva estremamente nitida, quasi cinematografica. Accanto ai titoli delle scene appaiono dei sottotitoli che sembrano il commento della voce fuori campo dell’autore/narratore. Si prenda ad esempio, una su tutte, quella che compare nella Scena 3: «Il Padre e lo Strozzino (Questo non è il momento di fare grandi citazioni)».

Nacht ohne Sterne con la regia di Gordon Kämmerer per il teatro Schauspiel Leipzig, 2019 (© Katharina Merten)

Vi sono poi all’interno dell’opera elementi che sembrano mutuati da un immaginario condiviso: abbiamo l’ambientazione nella città pericolosa e impersonale dei film di genere poliziesco, d’azione e noir, le esistenze dei suoi abitanti che si sfiorano arrivando talvolta ad occupare la medesima “inquadratura”, finché non si incontrano davvero sul finale al bancone dello stesso bar. All’interno di questo affresco drammaturgico, risuonano riccamente le eco pop di un certo immaginario televisivo e cinematografico in un arco che va dagli anni ‘80 ai primi del nuovo millennio: scorci urbani dalle iridescenze giallo-verdognole, giovani soli e smarriti tra tensioni esistenzialiste e autolesionismo, medici fumatori in bilico tra l’esercizio impeccabile della propria professione e l’esaurimento nervoso, figure genitoriali tormentate, artisti dalle tensioni ciniche e anticonformiste… Le figure che Studlar tratteggia in quest’opera attingono dal recipiente instabile del nostro presente – così come esso è e così come le ultime due generazioni lo hanno rappresentato – e, in perfetto equilibrio tra realtà e proiezione rappresentativa, appaiono intrise di un tocco di fantasia che consente loro di guardare in un’incantevole immagine speculare, che sembra promettere qualcosa di simile a un desiderio che diventerà realtà.


da Notte senza stelle

Camera d’ospedale. Lo Strozzino giace sul letto. La Morte entra nella stanza. Si siede sul letto. Silenzio. Si sentono solo i bip lenti e regolari dell’elettrocardiogramma. Lo Strozzino si sveglia. Si spaventa.

Morte: Shh…sta’ calmo. Non devi avere paura.

Lo Strozzino prova a parlare.

Ahimé. Sempre questi disperati tentativi della gente arrivata alla fine di voler sistemare tutto. Non devi dire niente. Capisci?

Lo Strozzino prova a parlare.

Shh… Non sono un infermiere. Non sono un giudice. E non sono un prete cazzo, che vuole darti l’estrema unzione. Quindi stai tranquillo. Così va bene. Sono venuto per farti una piccola sorpresa. Eccola.

La Morte prende il telefonino dello Strozzino.

Hai sette nuovi messaggi.

Gli tiene il telefono vicino all’orecchio.

Rilassati.

Lo Strozzino sente la voce di sua moglie.

Voce Messaggio: Ciao tesoro, non stare via tanto. Mi manchi.

Tesoro? Perché non rispondi? Richiamami.

Pronto tesoro, lo so, che non mi devo preoccupare, ma mi conosci. Io… fanculo.

Okay. Se vuoi spassartela, prego fallo pure. Ma è proprio una cazzata non mandarmi nemmeno un sms. Adesso me la stappo anch’io una bottiglia. Tiè!

Senti. Se mi stai tradendo con un’altra, domani sparisco. E anche la piccola. Quindi datti una regolata!

Cazzo. Mi dispiace. Mi…mi manchi. Torna a casa presto.

Ehi, volevo solo dirti, non meravigliarti. La piccola ha appena perso un dente. All’improvviso. L’ho appena portata nel nostro letto. Quindi fai attenzione, quando ti metti a letto. Ti aspettiamo.

Lo Strozzino muore. Un lungo, monotono bip. La Morte gli appoggia il telefonino sul petto, lascia la stanza.


Quando ci si comincia ad abituare a un immaginario che sembra noto e si è creata la convinzione di essere all’interno di un certo “genere” la giostra progettata da Studlar dà uno strattone inatteso e, all’interno di situazioni grottesche, si fanno largo personaggi e ambientazioni surreali, che durano giusto il tempo di leggere qualche riga, un breve dialogo. Si prosegue ammirati nella lettura e, qualche scena più avanti, la giostra si ferma bruscamente per lasciare spazio a un intervento metanarrativo che interrompe la vicenda per fare riferimento a qualcosa che abbiamo già letto distrattamente molte pagine addietro, dandoci la sgradevole sensazione di essere spiati nel momento in cui stiamo leggendo.

Infine, gradualmente, gli ingranaggi della giostra ricominciano a girare, la narrazione riprende e ci accorgiamo che è notte, si è fatto tardi (troppo tardi), i personaggi si ritrovano tutti casualmente e senza conoscersi nello stesso bar. Si avviano inconsapevoli e ubriachi verso il cimitero dei loro sogni, inseriti all’interno della cornice sempre più sottile e impalpabile della civiltà contemporanea occidentale che si avvia anch’essa, altrettanto inconsapevole e altrettanto ubriaca, verso la rivelazione del proprio sogno in frantumi che infine giace: caduto sotto i colpi della violenza terroristica e della disuguaglianza sociale, sventolata nelle manipolazioni delle tensioni populiste di ogni sfumatura politica e ideologica.

Fabiola Fidanza


GLOSSARIO AUSTRIACO
Progressione [Fortschreiten]
Passaggio graduale a un termine o a uno stadio successivo; implica per lo più l’idea di accrescimento, talvolta inarrestabile. Da cosa nasce cosa, da cui nasce cosa a sua volta. Nella progressione vi è il principio del caos. Nella progressione, vi è pure il principio della struttura. Riferito alla musica, nella progressione vi è il ripetersi di un disegno melodico su gradi diversi della stessa scala o su corrispondenti gradi di una scala diversa; in armonia, il ripetersi degli accordi anziché delle singole note; nel contrappunto, il ripetersi simmetrico di un intero episodio polifonico, in zona più acuta o più grave, con o senza modulazione. Nella progressione vi è anche il principio della narrazione.

Il testo, grazie al progetto Fabulamundi, può essere richiesto gratuitamente con una mail a info@fabulamundi.eu