Giambilico e la scena teurgica – Aglae Pizzone – Stratagemmi 6

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Descrizione

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Teurgi e imbroglioni

Qualche volta celebrava alcuni dei riti in onore della divinità da solo, per conto suo, lontano da compagni e seguaci […]. Ma questi, mai sazi del piacere della sua compagnia, non gli davano pace e dopo aver incaricato i più abili nel parlare, gli dissero: “Perché certi riti li pratichi in solitudine, per conto tuo, e non ci rendi partecipi della saggezza più perfetta? Eppure ci è giunta voce da parte di uno dei tuoi schiavi, che, a quanto pare, quando preghi ti innalzi da terra più di dieci cubiti; che il tuo corpo e le tue vesti assumono uno splendore d’oro, per poi tornare come prima, una volta cessata la preghiera, quando ritorni a terra per unirti a noi”. Giamblico, che pure non aveva la risata facile, a queste parole scoppiò a ridere, e rispose: “Quello che vi ha fatto credere queste cose – e vi ha ingannato – non deve essere privo di spirito. In futuro nessun rito sarà più compiuto in vostra assenza!” [trad. mia].

Verso la fine della vita, nell’ultimo decennio del terzo secolo d.C., Porfirio, il discepolo prediletto e l’editore di Plotino, indirizzò a un certo Anebone, egiziano altrimenti ignoto, una lettera intenzionata a riportare razionalisticamente il destinatario sulla strada della filosofia e allontanarlo dalle tentazioni delle pratiche teurgiche.