Quattordici 2010

12,00

Descrizione

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Fare teatro, oggi, è come stare a bordo di una nave pirata e trasmettere musica rock in clandestinità. Questo sembra dire Serena Sinigaglia con il suo I love Radio Rock, ispirato al film di Richard Curtis e andato in scena il 4 luglio al Teatro Ringhiera di Milano. Lo spettacolo – o meglio: la serata, vista la natura composita dell’evento, è stata dedicato a Fabio Chiesa, attore della compagnia Atir scomparso da appena un mese.
Una nave dunque, che va avanti per pura follia, per amor di uto-pia, per il sostegno degli ascoltatori/spettatori.
Qualcosa di molto simile hanno detto anche Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani alla conferenza stampa che ha annunciato la sta-gione di apertura del nuovissimo Elfo-Puccini, il 10 giugno: “Fare teatro oggi, in un tempo come questo, può essere visto in due modi: un suicidio, oppure un vero atto rivoluzionario. Per questo abbiamo deciso di prendere nelle nostre produzioni molti giovani attori: chi crede in questa rivoluzione va premiato”.
E in effetti la sfida dell’Elfo Puccini per la prossima stagione è del tutto inedita: accostare un teatro modernissimo nel centro di Milano, in grado di ospitare grandi produzioni e di attrarre anche quel pubblico che va solo in “certi teatri?, a una programmazione che porta il segno tangibile dei lunghi anni passati negli “scantinati”, come ama ricordare De Capitani. Una programmazione alimentata dalla voglia di sperimentare e portare in scena testi forti e inediti per l’Italia, voglia di creare una rete tra le realtà milanesi, voglia di dare spazio a giovani e giovanissimi.
I lunghi anni di lavoro, per l’Elfo, hanno finalmente portato a un riconoscimento delle istituzioni e a un punto di svolta decisivo.
Ma anche per chi, come l’Atir, opera (ancora) nella periferia e si muove nell’ottica di una coraggiosa “autogestione”, è tempo di raccogliere i frutti del duro lavoro, anche se in un momento doloroso e inaspettato. A ricordare Fabio Chiesa, in una afosissima serata, c’erano 600 persone (dato Atir), disposte a seguire l’iniziativa nonostante le tre ore seduti su una bollente distesa di cemento, trasformata dal giorno del tragico evento in un colorato tappeto di fiori dipinti: lo spettacolo, per chi non è riuscito a entrare in sala, poteva essere seguito in video nel piazzale antistante il teatro. In scena non solo gli attori della compagnia, ma anziani, bambini, utenti dei servizi sociali: tutte le realtà con le quali Atir collabora quotidianamente. A dimostrare che, con il tempo, chi opera sul territorio con pazienza – chi non lascia la nave – diventa un cittadino nel senso più completo del termine. E anche la città dispiega allora la sua umanità, dimostrandosi inaspettatamente capace di condivisione e di partecipazione.
Da Milano a Napoli, un altro segnale dell’integrazione fra città e teatro è arrivato dal Teatro Festival Italia. “Stratagemmi” ha seguito la rassegna da vicino e gli ha dedicato il Taccuino di questo numero, leggendo la manifestazione dal particolare punto di vista del rapporto teatro-città.
In chiusura pubblichiamo il testo teatrale La città perfetta. La città di fuori / La città di dentro, lavoro di Mario Gelardi, Giuseppe Miale di Mauro – già affiatata coppia nella versione per le scene di Gomorra – e Angelo Petrella, a partire dal romanzo di quest’ultimo La città perfetta. Un’equipe di “giovani? napoletani al lavoro su un romanzo ambientato nella loro “città perfetta” – naturalmente Napoli – in scena per la prima volta al Teatro Festival Italia.
Nella prima parte trovano invece spazio i consueti studi delle di-verse discipline: una nota filologica a un frammento dei Demi del commediografo greco Eupoli; una riflessione sulla peculiarità de-gli spazi teatrali in Sardegna e sulle esperienze architettoniche che, dagli anni ’60 a oggi, hanno seguito di pari passo lo sviluppo delle performances; una prospettiva particolare sul Tantztheater di Pina Bausch, come emozionalità ed empatia abbiano influenzato le metodologie di lavoro creativo e le possibilità fruitive, in accordo con alcune tendenze dell’arte performativa contemporanea. A chiudere la sezione dedicata ai saggi è un report sul XLVI ciclo di spettacoli classici organizzato dall’Inda, tra Siracusa e Agrigento: la riflessione sull’opportunità di un’apertura alle nuove generazioni da una parte, dall’altra la necessità di un?elevata qualità in tutti gli aspetti dello spettacolo teatrale, dalla scelta della traduzione all’importanza della location passando per interpretazioni sceniche che non recepiscano in maniera inerte la grande tradizione del teatro greco.

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