VENTINOVE/TRENTA [2014]

12,00

Descrizione

Descrizione

In dicembre, al Teatro Argentina di Roma, è andato in scena Natale in casa Cupiello di Eduardo de Filippo. Cosa c’è di nuovo nell’idea di ripresentare sotto festività un classico ‘natalizio’ del teatro italiano? Di nuovo c’è molto, persino troppo, nella regia firmata da Antonio Latella. Di fronte alla rilettura sperimentale e dissacrante sul testo eduardiano, le reazioni di pubblico e critica hanno rivelato che il rapporto dialettico tradizione/innovazione in Italia resta un tema caldo. Persino nel duemila. E se le riflessioni della critica hanno per lo più riscontrato la potenza simbolica dello spettacolo, una parte del pubblico, infuriata, ha lasciato la sala nel corso della rappresentazione. Un interessante e seguitissimo dibattito su Delteatro.it mostra come il lavoro di Latella abbia toccato nervi scoperti. Antonio Audino (“Sole 24 ore” e Radio Tre) si interroga se il più importante stabile capitolino sia il luogo idoneo per presentare una proposta così ardita e destabilizzante (pena il malcontento del pubblico) mentre Renato Palazzi (“Sole 24 ore”) e Anna Bandettini (“La Repubblica”) notano che le etichette e i ghetti non hanno mai giovato al teatro. In risposta agli articoli, i lettori/spettatori lasciano commenti al vetriolo. Per gli italiani – sembra emergere dalla vicenda – il rispetto dell’autorialità è un caposaldo e la tradizione resta intoccabile. Opinione diffusa anche (e soprattutto) quando quella tradizione la si conosce solo superficialmente. “Stratagemmi” opera, fin dalla fondazione, sul crinale tra antico e nuovo, tra eredità culturale e suoi fecondi tradimenti. Per scoprire che fare cultura significa innanzitutto porre domande al presente, e trovare relazioni con quanto ci circonda.

In questo numero torniamo, ancora una volta, alle radici del teatro. Due studi indagano il testo aristofaneo sul nuovo e fecondo versante degli aspetti performativi. Nel primo saggio, Cristiana Caserta dedica un’analisi approfondita alla parodo delle Nuvole: le didascalie sceniche sono da prendere in considerazione per quello che descrivono o piuttosto per quello che non descrivono? Quanto contava l’agire scenico nel teatro antico? Lo studio di Camilla Lietti è invece dedicato all’apparizione del mostro proteiforme Empusa nelle Rane: in un contesto critico che ancora dibatte sull’effettiva presenza o meno del personaggio in scena, l’attenta analisi e contestualizzazione del passo puntella un’interpretazione estremamente seducente, per cui sarebbe un danzatore a inscenare le mille forme dell’Empusa su note ditirambiche. E se la commedia antica è alle radici della nostra satira e del nostro modo di ridere, non peregrina appare l’idea di mapparne il lessico specifico dalle origini fino ai nostri giorni. Di questo si occupa un gruppo di ricerca tra Milano, Bologna, Pisa e Bari, che sta lavorando a un Lessico digitale della Commedia greca. Nelle prossime pagine troverete pubblicata, in anteprima, la prima voce del dizionario. Si tratta del bomolochos, il buffone: un termine dalla fortuna particolarmente ambigua e tormentata. Chiude la sezione Studi un approfondimento dedicato al teatro antico sulle scene di oggi. Francesca Serrazanetti prende avvio dalle scenografie che Arnaldo Pomodoro ha progettato per il Teatro Greco di Siracusa lo scorso maggio, in occasione del centenario del ciclo di spettacoli classici dell’Istituto nazionale del dramma antico. Pomodoro è tornato a confrontarsi con il mito, l’architettura antica, il paesaggio siciliano e il pubblico contemporaneo, dando vita a un intervento scultoreo coerente con il proprio percorso artistico. Tra tradizione e innovazione.

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