Risorsa amore è un testo scritto da Robert Woelfl (classe 1965), drammaturgo austriaco che vive e lavora a Vienna. Fin dal titolo, l’autore ci propone un accostamento in duplice direzione: l’amore è di per sé una risorsa emotiva e spirituale, una forza che moltiplica le possibilità e spinge a superare i limiti. Ma il termine “risorsa” porta con sé anche il riferimento a un contesto di segno opposto: quello lavorativo, burocratico, ufficiale, molto lontano, almeno all’apparenza, dall’interiorità. La selezione del personale compete proprio al reparto dell’HR — delle risorse umane, appunto — che si occupa delle assunzioni e dei licenziamenti. La risorsa è in questo contesto legata da un contratto, ha compiti specifici e con l’adempimento di questi, contribuisce alla produttività e al profitto aziendale.

Risorsa amore racchiude già nel titolo la domanda da cui prendono forma le vicende narrate: che cosa significa, veramente, amare il proprio lavoro? Il testo indaga le derive più oscure che un legame amoroso con la propria professione può comportare: non si tratta solo di passione per il proprio mestiere, ma di una relazione stabile, quotidiana, fatta di soddisfazioni e di criticità da risolvere. Richiede tempo, energie, provoca emozioni forti.  L’amore può arrivare a totalizzare la vita di qualcuno e, quando lavoro e amore coincidono, le sfaccettature che questa relazione può assumere sono molteplici, come accade nel testo di Woefl in cui i protagonisti sono alle prese con le conseguenze di questa simbiosi.

Cinque colleghi, tre donne e due uomini, parlano del loro rapporto con l’azienda da cui sono assunti. Lo scopo di vita di ognuno di loro è eccellere nel lavoro, mantenere la posizione o ottenere una promozione.  

Line avrebbe voluto licenziarsi, ma ha cambiato idea, perché si è innamorata della nuova sede dell’ufficio. È attratta dalle forme dell’edificio, non può vivere lontana dalle sue forme architettoniche.

Tom aspira a entrare nel “gruppo delle persone chiave” e ad avere una posizione dirigenziale, ma la sua ambizione è a rischio, perché non ha una vita privata di successo. Così mente, inventandosi l’esistenza di una fidanzata, la passione per attività sportive e di volontariato che contribuiscono a renderlo credibile. 

Eva impiega il suo tempo a seguire seminari di formazione, per rendersi più interessante agli occhi dell’azienza.

Maren ha una relazione con un collega di un altro reparto, il quale le proibisce di chiamarlo e la obbliga ad aspettare le sue telefonate. Lei accetta questa situazione umiliante perché le lunghe attese tra uno squillo e l’altro la rendono più produttiva. 

Daniel desidera fare carriera e tenta di isolarsi da qualsiasi distrazione esterna.

Woelfl suddivide il testo in 11 sezioni: non inserisce nessuna didascalia per le azioni, i luoghi o i tempi, ma è chiaro che ogni scena è ambientata in momenti diversi negli uffici della sede dove lavorano i cinque. Line, Maren, Eva, Tom e Daniel parlano solo di lavoro. Ogni avvenimento è ricondotto alla loro professione, anche se non è chiaro che cosa facciano esattamente. Parlano di “creatività”, di “riunioni creative” e dell’azienda come se fosse un’entità superiore. Per riferirsi ai loro titolari usano il termine “loro”.  Non conta, quindi, di che cosa si occupano, ma piuttosto come vivono il rapporto (amoroso) con il lavoro. Con un  effetto quasi grottesco Woelfl compie un’operazione di traslazione: trasferisce il lessico, le emozioni, i comportamenti tipici di un innamoramento, all’ufficio, inteso nel senso più letterale di “luogo di lavoro”.

In particolare ogni conversazione sembra dominata dai riferimenti all’architettura dell’edificio, che condiziona le vite dei cinque personaggi. La sede aziendale è l’oggetto del desiderio (anche carnale) dei personaggi. Per esempio, quando Line realizza che si è innamorata del suo ufficio e che, per questo, nonostante venga sfruttata, non intende più licenziarsi, descrive con queste parole il suo stato d’animo ai colleghi: «Quest’ edificio per me è diventato una droga. Sono una specie di drogata che desidera l’atrio. Desidero, usare l’ascensore a vetri. Desidero, camminare per i corridoi. Desidero la Caffetteria». Il testo sembra quindi interrogarci anche su un altro aspetto: in che modo lo spazio condiziona la nostra percezione? 

Secondo Line, l’architettura dell’azienda ha delle “intenzioni” ben precise: «Quest’architettura, in fondo, intende solo fare in modo che tu stia bene. Quest’architettura, vuole solo che tu stia bene, da quando entri nell’edificio a quando te ne vai». Gli spazi di Risorsa amore non parlano tuttavia un linguaggio così chiaro per tutti i personaggi. Secondo Eva, per esempio, l’edificio è un enigma subdolo, che domina le loro menti e le distrae dai compiti quotidiani. Anche per Maren è così, lei avverte “un senso di romanticismo” che la pervade, quando si trova in ufficio, ma non sa motivarlo con precisione. Daniel afferma persino che i loro stati d’animo vengono prodotti all’interno della sede, «[…] tu non lo sapevi, ma il tuo stato d’animo viene prodotto al terzo piano». Per Tom, invece, «Tutto l’edificio è intriso di una forte carica sessuale. Anche se niente in quest’edificio richiama l’attenzione sulla sessualità». Nel testo i riferimenti all’architettura definiscono i momenti cardine della vita dei personaggi, fino al tragico licenziamento di Line.


Da Risorsa amore:

LINE L’azienda mi ha licenziata. L’ho scoperto stamattina. Mi hanno chiamata e pregata, di salire al nono piano.

DANIEL Perché al nono piano?

LINE Nella stanza, dove fanno le riunioni del lunedì.

EVA Nella stanza, che ha quella vista magnifica?

MAREN Perché proprio nella stanza delle riunioni del lunedì?

LINE Mi hanno pregata di andare là, e quando sono entrata nella stanza, erano già tutti lì e stavano aspettando me.

TOM Ci sono già stato almeno cento volte nella stanza delle riunioni del lunedì e mai avrei mai pensato, che in quella stanza venissero comunicati i licenziamenti.

DANIEL  I licenziamenti possono essere comunicati in tutte le stanze.

MAREN Ma deve esserci un motivo, se hanno scelto proprio la stanza delle riunioni del lunedì.

EVA Non so, se c’è un motivo.

DANIEL La stanza delle riunioni del lunedì è grande e luminosa.

EVA Per comunicare un licenziamento, non devi avere a tutti i costi una stanza grande e luminosa.

TOM Ma è meglio farlo in una stanza grande e luminosa.

MAREN Una stanza che trasmette ottimismo.

LINE Ma quando sono entrata nella stanza, erano tutti seduti al tavolo grande e sfogliavano le loro cartelline. Non mi ha salutata nessuno. E in quel momento avevo già capito, che stava per succedermi qualcosa.

TOM Di solito in quella stanza c’è sempre un’atmosfera rilassata.

EVA Quella stanza ha qualcosa di molto speciale.

MAREN Quella stanza ha un’aura positiva.

DANIEL  Difficile dire con precisione, se dipende dalla luce o dai mobili.

MAREN Quella stanza ha davvero un’aura molto speciale.

TOM Quella stanza favorisce i processi creativi.

DANIEL È per questo che le riunioni vengono fatte là.

EVA Non riesco a immaginarmi, che qualcuno possa essere licenziato in quella stanza. Non riesco proprio a immaginarlo.

TOM Ma non è possibile, che ti abbiano licenziato in quella stanza. A me piace quella stanza. Mi sento a mio agio in quella stanza. Le riunioni del lunedì fatte in quella stanza sono sempre state produttive. Non posso pensare, che tu sia stata licenziata in quella stanza.

MAREN E perché sei stata licenziata?

LINE Dopo avermi detto che ero stata licenziata, mi hanno anche detto il motivo del licenziamento. Subito dopo avermi detto che ero stata licenziata, ho avuto un blackout. So, che mi hanno detto qualcosa, li ho sentiti parlare, ma non ho capito il significato. Ho avuto un blackout totale. Mi hanno comunicato il motivo del mio licenziamento, ma io non ho proprio capito cos’hanno detto. E poi mi hanno accompagnata fuori. Mi hanno accompagnata fuori e seduta su una sedia in corridoio.

DANIEL E davvero non sai quale sia il motivo del tuo licenziamento?


Il fulcro della conversazione non è il licenziamento. Non sappiamo e non sapremo il motivo. Il centro del discorso è invece la “stanza delle riunioni del lunedì”, lo spazio in cui è avvenuto il fatto. Man mano che leggiamo, la logica distorta che guida i personaggi inizia ad assumere un senso anche per noi. L’autore ci immerge in un mondo insensato, almeno finchè lo guardiamo dal nostro punto di vista. Ma nel testo di Woelfl la prospettiva da cui osservare le vicende è quella dell’edificio, dell’azienda, come se fosse un’entità senziente. Lo spazio ci guida, costruisce il nostro pensiero, è colmo di segni di cui spesso siamo inconsapevoli.  Il testo di Woelfl è in questo senso un’appassionante sfida per la supremazia della scenografia sugli interpreti: a dominare non è la parola, ma le forme che la ospitano.

La messa in scena del testo di Woelfl ricorda i vorticosi labirinti di Escher: un’articolazione di significati e punti di vista diversi che lo spettatore attraversa con gli occhi, seguendo associazioni multiple. Lo spettacolo potrebbe immergere la platea in atmosfere sonore e luminose, visive e sensoriali attraverso l’impiego di arredi modulabili, ad esempio, che cambiano posizione e combinazione, disegnando ambienti diversi e atmosfere emotive di differente temperatura. Le possibilità sono molteplici.

Risorsa amore è un testo che si presta a essere completato da una drammaturgia dello spazio, che può assecondare o contrastare parole e gesti degli interpreti, per creare un dialogo fertile, un conflitto insolubile, per mostrare come nessun luogo possa essere ritenuto del tutto innocente.

Carlotta Pansa


Il testo, grazie al progetto Fabulamundi, può essere richiesto gratuitamente con una mail a info@fabulamundi.eu