Potete leggere qui alcuni degli estratti delle recensioni realizzate dagli studenti e dalle studentesse che hanno preso parte all’edizione 2025-2026 di SOTTOBANCO lavorando sulla riscrittura realizzata e messa in scena da Filippo Renda della commedia di Aristofane Gli uccelli andata in scena dal 24 febbraio al 15 marzo 2026 al Teatro Litta. Un mosaico di sguardi e opinioni sullo spettacolo, una bacheca critica in cui emergono le diverse angolazioni da cui è possibile guardare ciò che accade in scena.

«Lo spettacolo Uccelli diretto da Filippo Renda è il racconto di una fuga: lasciare tutto per inseguire l’idea fragile e potente di una libertà possibile.
Il regista ha deciso di utilizzare solo figure femminili per rendere il coro più essenziale e simbolico, quasi come una voce collettiva unica, capace di esprimere sensibilità, introspezione e una dimensione più intima e contemporanea».

Basmala Abdalla (4°LA, ITIS Conti)


«Dimenticate le piume colorate, i cinguettii spensierati e la satira politica “di pancia” dell’Atene del 414 a.C.: la riscrittura de Gli Uccelli di Aristofane firmata da Filippo Renda non è una commedia nel senso rassicurante del termine, ma un’operazione chirurgica sul desiderio umano e un dramma grottesco dove la risata, se arriva, ha il sapore amaro della cenere».

Giorgia Anakiev (3°G, Liceo Classico Parini)


«Le urla degli uccelli attraversano lo spazio teatrale e contribuiscono a restituire la confusione che si genera con l’arrivo dell’uomo, Spietaldo, nel loro mondo ancora non toccato dalla corruzione».

Laura Bellofiore (5°E, Liceo Classico Parini)


«E se l’utopia fosse solo l’inizio di una nuova dittatura? Al Teatro Litta, Filippo Renda spegne le luci sulla commedia greca e ci trascina in un incubo di cemento, fumo e polvere. In questa versione, la celebre commedia greca del 414 a.C. perde i suoi colori allegri per diventare un’esperienza cruda: il sogno di una città tra le nuvole si trasforma in una realtà oscura dove la voglia di scappare dal mondo diventa una trappola senza via d’uscita».

Lorenzo Boffa (3°D, Liceo Scientifico Donatelli)


«La scenografia minimalista, con pochi elementi, e i costumi semplici, spesso sostenuti da maschere sempre più colorate con l’avanzamento dello spettacolo, contribuiscono a valorizzare l’immaginario fantastico dell’opera».

Federica Bona (3°G, Liceo Classico Parini)


«Gli uccelli una volta erano liberi e quando arriva l’uomo prende il potere e regna su di loro. Gli uccelli erano raffigurati da solo donne e quando arriva l’uomo governa su di loro. Questa situazione è paragonabile ai problemi che sono presenti nella società odierna, dove nel mondo ci sono donne che non hanno alcun diritto e i femminicidi sono sempre più presenti a causa di alcuni uomini che hanno manie di controllo che li portano a compiere atti osceni».

Giordano Bruno (4°A, Liceo Classico Berchet)

«Lungo la storia, si possono trovare vari spunti su cui poter riflettere, come il voler fuggire dalla vita reale, scelta che ha  portato alla creazione della città, ma che ricorda come gli umani preferiscano fuggire dai problemi al posto che provare a risolverli, oppure ignorarli e andare avanti, come anche oggi succede con il cambiamento climatico e tutte le ingiustizie che ogni giorno sentiamo, ma a cui siamo diventati indifferenti».

Roberto Ciapponi (4°La, ITIS Conti)


«L’adattamento della trama di Aristofane proposta da Filippo Renda gode certamente di una spettacolare scenografia che sfrutta appieno lo spazio scenico, trasmesso tanto da un uso curato e consapevole di luci e audio quanto dall’abilità delle quattro attrici che componevano il coro: nonostante l’unica struttura presente in scena fosse uno scheletro di trespolo il palco trasmetteva un senso di ampiezza coerente con il regno degli uccelli descritto, in grado tuttavia di apparire stretto e quasi opprimente con l’evolversi del personaggio di Spietaldo».

Ascanio Comaschi (4°A, Liceo Classico Carducci)


«Lo spettacolo, in questa visione registica, non si accontenta di limitarsi a narrare in modo lineare e tradizionale la fuga rocambolesca di due ateniesi verso il regno incantato e popolato dai volatili, ma opera una vera e propria trasformazione radicale dell’utopia originaria di Nubicuculia, convertendola in un autentico e perturbante incubo, nel quale il potere, una volta sradicato con violenza dal suolo terrestre e dalle sue consuete strutture, non ha la tendenza a dissolversi nel nulla o a evaporare semplicemente, bensì muta la propria forma in qualcosa di decisamente più primordiale e violento».

Clementina Cornelli (3°CL, Liceo Classico Setti Carraro)


«Così come nel passato, le parti cantate dal solo coro godono di un accompagnamento musicale, che rafforza il significato delle parole che questo sta cantando. Le musiche scelte hanno un ritmo incalzante e apparentemente incessante e incutono nel pubblico una strana sensazione di ansia e dubbio per quello che potrebbe avvenire da lì a pochi momenti».

Emma De Stauber (4°A, Liceo Classico Berchet)


«Buio, nebbia spettrale, atmosfera surreale, inizia a sentirsi una musica, la musica pian piano si intensifica, diventa sempre più martellante e glaciale, e per finire un coro di uccelli. La musica parte e con essa una danza, una danza intellettuale, folle, sembra quasi una possessione. Anche il pubblico comincia a sentirsi partecipe di un momento speciale, è quasi una connessione.».

Viola Fumagalli  (3°CL, Liceo Classico Setti Carraro)


«Cercate qualcosa di comune e tradizionale? State lontani da questo spettacolo!
Cercate, invece, un’esperienza immersiva? Allora è il vostro giorno fortunato!
Il giovane Filippo Renda – che si è fatto apprezzare molto già lo scorso anno con le Baccanti – ha riscritto la famosa commedia di Aristofane “Gli Uccelli”, in un’ottica alquanto bizzarra, presentandola al teatro Litta in una cornice intima e raffinata. Potrete gustarla fino agli inizi di maggio..e ne vale la pena!».

Alessandro Gatti (4°G, Liceo Classico Setti Carraro)

«Eutopia. Ma cosa significa? Esiste realmente come termine e concetto? E no, non è un refuso della parola utopia. Per capirlo allora, iniziamo provando ad immaginare una città».

Orlando Maestri (3°, Liceo Classico San Carlo)


«In una Milano che mastica cultura classica per restituirla in forme contemporanee, l’operazione di Renda si presenta come un corpo a corpo violento con il testo originale, una drammaturgia che sposta l’asse gravitazionale dell’opera dalla satira politica collettiva all’abisso psicologico del singolo».

Isabel Marino (3°H, Liceo Classico Beccaria)


«Un altro aspetto che mi ha colpito è il modo in cui viene rappresentato il coro degli uccelli. Non sono figure leggere o simboli romantici di libertà, ma sembrano quasi una comunità primitiva, con movimenti ripetitivi e suoni che ricordano dei rituali antichi».

Margot Mercuri (3°C, Liceo Classico Beccaria)


«Il tema principale resta comunque quello del cambiamento: il desiderio di fuggire da una realtà che non piace e di costruirne una nuova. Allo stesso tempo però emerge anche un’altra idea, cioè che chi cerca di cambiare le cose rischia di comportarsi allo stesso modo di chi criticava».

Cristian Napoli (4°LA, ITIS Conti)


«Questi sembravano in totale sintonia sul palcoscenico avvolti da una oscurità talvolta rotta solo da torce in mano agli attori; la scelta delle luci, affidata a Fulvio Melli, è stata essenziale a produrre l’atmosfera sinistra che ha caratterizzato questa rappresentazione, così come lo è stata la musica, scelta da Sofia Teri, che sembrava più che altro quella di un rave ma che creava un contrasto che aumentava ulteriormente l’ambiente tetro».

Marco Pica (3°D, Liceo Scientifico Donatelli)


«In questa riscrittura, Renda rinuncia all’ ὀνομαστὶ κωμῳδεῖν e all’elemento politico contemporaneo (se non per la figura del “decretivendolo” che, per dialettica e movenze, ammicca alla destra storica italiana), che sono invece centrali nell’originale greco, ma si mantiene fedele al testo e alla struttura originaria della commedia. A mio avviso sono di grande pregio sia i costumi curati da Eleonora Rossi sia la prestazione delle quattro attrici Maria Canal, Simona De Leo, Lisa Mignacca, Eleonora Mina che, grazie all’utilizzo delle maschere, riescono ad inscenare una moltitudine di personaggi in modo impeccabile».

David Rocco (4°G, Liceo Classico Beccaria)


«Gli uccelli – interpretati da un coro di quattro attrici formidabili – non sono creature celestiali, ma ibridi che sembrano sopravvissuti a un disastro ecologico. Si muovono tra luci taglienti e maschere, evocando un’umanità che ha barattato l’aria pulita con il consumo».

Letizia Romeo (4°E, Liceo Classico Parini)


«Renda mette subito in chiaro nelle note di presentazione dello spettacolo che l’obiettivo del suo adattamento consiste nel “riflettere sul desiderio, sul potere e sulle possibilità (o impossibilità) di una reale trasformazione di sé e del mondo».

Greta Patrizia Tuminiello  (4°A, Liceo Classico Carducci)


«La caratteristica particolare di questa messa in scena è sicuramente il fatto di non essere insapore: in qualsiasi modo lo spettatore si approcci allo spettacolo comunque ne parlerà e ci rifletterà».

Bianca Vitali (3°H, Liceo Classico Beccaria)


Gli uccelli
da Aristofane
drammaturgia e regia Filippo Renda
con Maria Canal, Simona De Leo, Lisa Mignacca, Eleonora Mina, Claudio Orlandini
scene e costumi Eleonora Rossi
cura delle animazioni Valeria Sacco
disegno luci Fulvio Melli
sound design Stefano Lattanzio, Sofia Tieri
assistente alla regia Marialice Tagliavini
assistente ai costumi Giulia Trevisan
staff tecnico Stefano Lattanzio, Ahmad Shalabi, Davide Villa
responsabile di produzione Susanna Russo
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
inserito nel Progetto Madre con il contributo di Fondazione Cariplo
foto di scena Luca Del Pia


Le scuole che hanno preso parte al progetto: Liceo Classico Beccaria, Liceo Classico Berchet, Liceo Classico Carducci, ITIS Conti, Liceo Scientifico Donatelli, Liceo Classico Parini, Liceo Classico San Carlo, Liceo Classico Setti Carraro.