Nel finale di Solo gli amanti sopravvivono di Jim Jarmusch, i due vampiri protagonisti, costretti a bere sangue umano per non morire, incontrano una giovane coppia: decidono di risparmiarli, e li condannano a un amore eterno. Anche il racconto – anzi, il «ricordo di una storia d’amore» – è un per sempre: un modo di tenere in vita una vicenda nei secoli. Di questo compito si fanno carico Marta Malvestiti, Giovanni Cannata, Cristiana Tramparulo e Riccardo Vicardi, nei panni di un ensemble di cantastorie che, con la valigia carica di vestiti e strumenti musicali, raccontano ancora e ancora la vicenda di Tristano e Isotta. Lo spettacolo, con la regia di Virginia Landi e la drammaturgia di Tatjana Motta (prodotto da ERT e in scena al Teatro delle Passioni di Modena fino allo scorso 21 dicembre 2025) rievoca la travagliata traiettoria di uno dei più famosi miti d’amore di tutti i tempi.

fumetto di Juta, con testi di Tatjana Motta, ispirato allo spettacolo Tristano e Isotta, regia di Virginia Landi. Courtesy dell’artista
Tristano e Isotta solleva fin dall’inizio una questione: se tutto cambia, la società, l’idea del matrimonio, le motivazioni della guerra, perché questa storia resiste e viene raccontata nello stesso modo? Ma si sa che non è il soggetto a rendere contemporanea un’opera, quanto la scrittura che si usa per raccontarla. Motta – una delle voci più interessanti della drammaturgia italiana di nuova generazione – riesce a reiventare lemmi e costrutti del vocabolario amoroso, spesso stanchi nell’immaginario collettivo, e cuce innesti contemporanei: la storia di Tristano e Isotta viene sovrascritta con la dichiarazione di amore artistico di Kurt Cobain verso Lead Belly; con le parole di Darcy a Elizabeth in Orgoglio e pregiudizio; con l’addio degli amanti al tavolino in Laurence Anyways di Xavier Dolan; con i documenti provenienti da un archivio della Seconda guerra mondiale. Lo spettatore è chiamato a riconoscere la lontananza dai moduli dell’amor cortese (e ad assumere uno sguardo critico) senza che questo passi necessariamente attraverso una vera e propria attualizzazione. Tristano e Isotta ci presenta insomma una forma di teatro epico trasfigurato, che non chiede allo spettatore di riconoscersi, ma di misurare la distanza che separa il presente da un tempo altro, restituendo il mito come materia viva.

fumetto di Juta, con testi di Tatjana Motta, ispirato allo spettacolo Tristano e Isotta, regia di Virginia Landi. Courtesy dell’artista
La drammaturgia (ora pubblicata con altri due testi nella collana Linea di Luca Sossella Editore sotto il titolo Tre paesaggi) porta il racconto a muoversi su due diversi piani, che si intrecciano e si scambiano creando risonanze e spazi di approfondimento. Anche graficamente la pagina del copione mostra questa duplice dimensione, ponendo a sinistra i riferimenti a eventi o immaginari contemporanei (e più in generale collegati alla dimensione del raccontare) a destra la leggenda antica che si dispiega in parallelo. La regia di Landi – strettamente connessa all’idea poetica di Motta – trasla questa bipartizione sul palco: in proscenio gli attori narrano e giocano, modificando live la scenografia come registi in scena (per esempio spostando i magnifici fiori ideati da Maddalena Oriani); mentre al centro, delimitati da un cerchio, i protagonisti incarnano gli episodi più noti della vicenda di Tristano e Isotta. Gli attori si muovono con agio tra l’uno e l’altro codice, con una recitazione priva di manierismi, veloce, diretta verso un pubblico a cui nulla è spiegato, sottolineato o ribadito.

fumetto di Juta, con testi di Tatjana Motta, ispirato allo spettacolo Tristano e Isotta, regia di Virginia Landi. Courtesy dell’artista
Accanto alla profondità della scrittura e all’immediatezza della comunicazione con lo spettatore, lo spettacolo risulta un ottimo esempio di come le giovani compagnie – anche in assenza di enormi co-produzioni – diano valore alla dimensione della co-creazione, unendo competenze, linguaggi e responsabilità artistiche in un processo realmente condiviso. Ha infatti un ruolo significativo nella partitura spettacolare anche la musica, composta da Andrea Centonza e suonata e cantata dagli stessi attori in scena. Le note accompagnano ogni passaggio e ogni mutamento, al punto che il filtro che fa innamorare Tristano e Isotta prende la forma di un “TouchMe”, strumento musicale che, essendo un circuito elettrico aperto, se tenuto in mano da due persone suona al contatto. Una Bella ciao riscritta trasforma i partigiani in amanti fuorilegge, nascosti nei boschi, mentre lo strumento indiano shruti – che assume il ruolo della “chitarra attorno al fuoco” – estrae da ogni tempo testi e suggestioni, permettendo agli attori di intonare canti che rimandano tanto alle mondine quanto all’universo sonoro di Daniela Pes. Ed è proprio cantando che lo spettacolo, così come è iniziato, finisce, mentre nella sala riecheggia: «siamo viaggiatori inquieti, tombaroli di segreti», gli attori lasciano il palco con le loro valigie e i cappotti, in un’immagine che richiama le compagnie di giro di fine Ottocento, quando, di piazza in piazza, vivendo insieme e recitando ogni sera un testo diverso, costruivano quell’affiatamento familiare, quella conoscenza, senza bisogno di sguardi, di respiri in sincronia.
Francesca Rigato
ideazione Virginia Landi e Tatjana Motta
drammaturgia Tatjana Motta
regia Virginia Landi
con Giovanni Cannata, Marta Malvestiti, Cristiana Tramparulo, Riccardo Vicardi
musiche originali e sound design Andrea Centonza
musiche dal vivo Andrea Centonza, Giovanni Cannata, Marta Malvestiti, Cristiana Tramparulo, Riccardo Vicardi
costumi Rossana Gea Cavallo
progetto scenico Maddalena Oriani
disegno luci Vincenzo De Angelis
assistente alla regia volontario Gloria Capoani
scene costruite dal Laboratorio di ERT / Teatro Nazionale
costumi realizzati da Maria Vittoria Pelizzoni per ERT / Teatro Nazionale e da Teatro Regio di Parma
direttrice di scena Eugenia Carro
elettricista Vincenzo De Angelis
fonico Andrea Centonza
sarta Caterina Gilioli
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale