Otto 2008

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Descrizione

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Era il 2008. Nel numero Otto di Stratagemmi si cercava di tracciare un bilancio e le possibili risposte culturali ai pesanti tagli di finanziamenti (circa 100 milioni di euro) al Fondo unico per lo spettacolo. E proprio tra le realtà che facevano del reagire al presente il proprio modus operandi, incontravamo anche il gruppo di Babilonia Teatri, insignito nel 2015 del Leone d’argento della Biennale di Venezia.

Ecco un estratto dell’editoriale in apertura al numero:

Dalla Finanziaria 2009 non arrivano buone notizie per il teatro. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha preventivato un taglio di circa 100 milioni di euro al Fondo unico per lo spettacolo. In altre parole, la liquidità che arriverà nelle casse di stabili, fondazioni, scuole e progetti di tutta Italia sarà di 380 milioni di euro, contro i 480 milioni del 2008. Mai così pochi, negli ultimi anni. Quante attività entreranno in crisi? Quanti gruppi si scioglieranno? Quanti copioni rimarranno su carta? E tutto questo a chiusura dell’anno in cui, come snocciolano i quotidiani, i biglietti staccati per il palco sono diminuiti, anche per gli inossidabili cartelloni di intrattenimento e proposte classiche (in significativa controtendenza rispetto ai rassicuranti dati del 2007).
Ma, proprio per dimostrare la sua vitalità e il suo fermento, è in questi momenti che il teatro deve e può esprimere “una caparbia creatività fuori dal comune”, come ha scritto il critico di “Repubblica” Rodolfo Di Giammarco. Come a radicare quel buono seminato e che finora è rimasto da parte. “Nei programmi delle stagioni 2008-2009 si riscontrano infatti linguaggi di forte transizione, s’affermano connubi di più discipline, c’è un ricambio generazionale nella ricerca, si sviluppa una politica di progetti”, continua il giornalista.
In questo numero, nelle pagine del Taccuino, siamo andate ad osservare più da vicino da dove parte e dove va questa ridistribuzione di energie e idee, come lavorano, inventano e progettano alcuni dei gruppi e degli autori che si muovono cercando di lasciare un segno, di far parlare di sé, di guadagnare spettatori o, più banalmente, di andare in scena, di calcare il palco, che sia per un festival o per una tournèe. E come lo fanno? Non certo ripresentando allestimenti di opere tradizionali, già viste, di sicuro impatto, di facile presa sul pubblico. Bensì tentando, sperimentando, provocando, con testi originali, che spesso vanno oltre la tradizionale idea di scrittura drammaturgica, orientandosi piuttosto all’intreccio di tecniche e discipline per arrivare alla messa in scena.
Sarà la creatività a salvare il teatro dalla crisi? Sì, se a prevalere sarà un certo tipo di qualità, del progetto e della scrittura drammaturgica prima, e della messa in scena poi; ma anche se di qualità diversa saranno il modo e lo spazio per parlarne, dalla critica alla ricerca.

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