Stratagemmi comici da Aristofane a Platone. Parte II. L’invettiva (Cavalieri, Gorgia, Repubblica) – Andrea Capra – Stratagemmi 3

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Descrizione

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La favola narrata da Aristofane nel Simposio – lo si è visto nella puntata precedente – rivela la profondità e la passione con cui Platone si è appropriato del teatro comico: dai fatti di lingua e di stile, con la ripresa di immagini strampalate e grottesche, fino al tema molto generale della nostalgia per una natura perduta, che coglie acutamente il senso profondo della commedia antica. Ma Platone ricerca un uso del comico diverso, come ben chiarisce l’immagine del rozzo Socrate-Sileno che si dischiude per rivelare al suo interno sublimi profondità. Aprire il comico: è proprio questo il principio in base al quale Platone rilegge le trovate burlesche di Aristofane, in un impasto innovativo di commedia e tragedia. L’intento di aprire il comico, dichiarato espressamente nel Simposio, trova poi applicazione concreta in una girandola di figure che Platone ruba alla commedia: meteorologi chiacchieroni, filosoficicala, tafani parlanti, psicagoghi… Si tratta sempre di beffe che la commedia aveva rivolto alla filosofia, e che Platone non respinge ma ironicamente prende sulle spalle e reinterpreta, per poi aprirle fino a scoprirvi significati nuovi e positivi. Parlando del Simposio, ricordavamo l’opposizione di Povertà e Ricchezza nel Pluto aristofaneo, che Platone riprende nel mito della nascita di Eros. È ora il momento di richiamare la più nota personificazione del teatro di Aristofane: quella del popolo ateniese nella figura di Demo (ossia “Popolo”), il protagonista dei Cavalieri. Vedremo come Platone si riappropri di questa immagine per reimpiegarla contro i nemici della filosofia. In questo caso, i modi tutto sommato leggeri della beffa e dell’ironia cedono il posto alla tonalità aspra dell’invettiva, ossia quella forma di aggressività che la commedia attica eredita dalla poesia giambica.1