C’è qualcosa di inevitabilmente comico nello scrivere una recensione su uno spettacolo che parla di recensioni. Un piccolo cortocircuito: un uomo ossessionato dal giudizio, viene osservato da un pubblico che a sua volta sarà chiamato a giudicarlo. Chi interromperà la catena? Ma questa è, in fondo, la trappola in cui viviamo: un mondo in cui ogni esperienza viene valutata, commentata, classificata. Beh, dai carino, spettacolo della compagnia teatrale Fucina Zero, debutta al FringeMI 2026 in Cascina Cuccagna e mette in scena l’ossessione contemporanea per il giudizio, i like e le stelline in chiave tragicomica. Il risultato? Uno specchio scomodo, ma sorprendentemente lucido della realtà performativa in cui viviamo.

Questa è la storia di Mario Rossi – nome volutamente ordinario, che potrebbe appartenere a chiunque o a nessuno – un giovane trentenne in terapia incapace di barcamenarsi in un mondo giudicante e tagliente. Diviso tra la passione per lo spettacolo e il lavoro in un call center, Mario Rossi è un antieroe contemporaneo, che fatica a trovare il proprio posto in un universo regolato da aspettative familiari irraggiungibili e valutazioni continue.
La sua forma di resistenza – o forse di vendetta personale – si concretizza in un’attività insolita: scrivere e leggere recensioni online compulsivamente. Tutto può essere valutato: dalle spa ai film appena usciti, dai ristoranti agli alberghi di lusso.

In questa spirale di autoanalisi ossessiva, si intravede il goffo tentativo dell’inetto contemporaneo di non annegare nel caos della vita. Mario Rossi ricorda da vicino un moderno Zeno Cosini, catapultato però nell’epoca contemporanea dei social, delle recensioni e degli algoritmi. Il dialogo con lo psicologo fuori campo funge così da dispositivo drammaturgico con cui Mario si smonta e rimonta davanti allo spettatore, rivelando le proprie fragilità e scivolando verso un’inesorabile perdita di lucidità.
Tra comicità acuta e risate amare, la drammaturgia di Jacopo Angelini e la regia di Matteo Finamore si muovono in sintonia costruendo uno spettacolo che usa sapientemente il grottesco, senza mai perdere il contatto con il reale. Le risate arrivano puntuali, ma spesso si spezzano a metà, lasciando emergere una sensazione meno confortevole di disagio. La riuscita dello spettacolo è merito anche dell’interpretazione di Mario Berretta, che dà vita al protagonista con estrema naturalezza, restituendo così un personaggio fragile e profondamente umano in cui è difficile non riconoscersi.

Beh, dai, carino è uno spettacolo che riflette sull’ossessione contemporanea del giudizio: una tematica ormai onnipresente che Fucina Zero affronta con intelligenza e leggerezza, senza mai scadere nel banale o nel retorico, ed evitando accuratamente il lamento generazionale o la predica. In un’epoca in cui tutto sembra richiedere un punteggio, Mario Rossi ci passa attraverso con ironia, goffaggine e una certa ostinazione a non farsi schiacciare. Emblematica in questo senso una delle scene più riuscite dello spettacolo: Mario, davanti al televisore, si lascia ipnotizzare da programmi e talent show costruiti attorno alla votazione, mentre divora un pacchetto di patatine. Più il consumo di patatine aumenta, più il disagio diventa evidente: un’indigestione di giudizi scialbi che raccontano il nostro rapporto con l’approvazione altrui. Beh, dai, carino è uno spettacolo divertente, intelligente e profondamente lucido nel raccontare le storture della società contemporanea sul giudizio e la valutazione costante. Per una volta, allora, vale forse la pena sospendere il voto e lasciar perdere le stelline.

Bianca Ceccarelli 


immagine di copertina: foto di Davide Aiello

BEH, DAI, CARINO
di Fucina Zero
regia di Matteo Finamore
drammaturgia di Jacopo Angelini
con Mario Berretta
organizzazione Veronica Toscanelli
produzione Fucina Zero
si ringrazia Teatro Villa Pamphilj

La recensione fa parte dell’osservatorio critico dedicato a FringeMI Festival 2026