Aspettando il Lirico. 1999 – ? – Taccuino – Stratagemmi 17

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Descrizione

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Nel libretto I cento progetti realizzati che Letizia Moratti ha spedito nelle scorse settimane ai milanesi in vista delle elezioni comunali di metà maggio c’è una pagina dedicata ai teatri (visibile anche all’url:<http://www.letiziamoratti.it/cose-fatte/milano-capitale-cultura>). Giusto, si dirà, considerando che i milanesi spendono, per teatri, concerti e cinema, più del doppio rispetto alla media italiana, circa 30 milioni di euro l’anno. La cultura interessa e di cultura bisogna parlare in campagna elettorale. Ma senza millantare. In fondo alla pagina, tra le ultime righe del capitoletto, si legge che: “Proseguono i lavori del Teatro Lirico di via Larga”. Ebbene, quali lavori proseguono? Quelli che non sono mai iniziati? Quelli che farà il Comune, che giusto un paio di mesi fa ha ripreso possesso della struttura? Quelli che avrebbe dovuto portare a termine Gianmario Longoni, colui che, avendo vinto un regolare bando pubblico, doveva restaurare la sale? In queste settimane si è parlato insistentemente di fare del Lirico, con un’accelerazione dei lavori che lo vorrebbe pronto per il2015, una seconda casa della danza, un palcoscenico bis della Scala. Ma dal Comune, al di là di qualche commento dal sapore politico, ancora nessuna dichiarazione ufficiale. La conferenza stampa annunciata per fine aprile sull’argomento è stata, forse non a caso, rimandata al dopo elezioni. E le macerie sono ancora tutte lì: nessuno sa prevedere per quanto tempo ancora ci rimarranno. Troppo facile, dunque, liquidare la storia tormentata di questo cantiere con un verbo come “proseguono”, quando lo storico Teatro della Cannobiana, un pezzo di vita milanese e di storia italiana (ha ospitato l’ultimo comizio del Duce nel dicembre 1944, in occasione delle celebrazioni per la morte del futurista Tommaso Marinetti) è morto da un pezzo.

È vivo però nelle pagine dei giornali, che ne raccontano le sfortunate vicende dal 1998, anno della chiusura, a oggi, 2011, ennesimo compleanno della non riapertura. Difficile seguirne gli sviluppi senza confondersi nei ghirigori di ritardi, ricorsi, denunce, torti e ragioni che si imputano di volta in volta gli attori di questa commedia dal sapore un po’ troppo amaro. “Strategemmi” dedica il Taccuino di questo numero al teatro Lirico, proprio alla vigilia di un momento che speriamo possa diventare decisivo per le sorti della sala di via Larga. Siamo partite ricostruendo la storia della struttura, dal punto di vista architettonico e da quello artistico. Il teatro, in origine progettato dal Piermarini, ricostruito poi da Cassi Ramelli in seguito a un incendio nel 1938, ha ospitato pièces, cinema, concerti, eventi di vario genere, assemblee politiche. A due passi dal Duomo, di capienza elevata, per anni è stato la sala grande del Piccolo, dove è andato in scena anche Strehler e dove erano ospitati artisti stra- nieri di grande calibro, come mostrano le foto d’archivio qui pubblicate. Ha anche ospitato spettacoli del Crt (Centro di ricerca per il teatro). Dunque un teatro vivo, che come tale andrebbe mantenuto, nel cuore pulsante della città. A conclusione di questa prima sezione, un articolo del librettista e drammaturgo Giuseppe Di Leva racconta la storia del Lirico con gli occhi di chi l’ha vissuta in prima persona, anche come responsabile del progetto Milano aperta, la rassegna di spettacoli voluta da Grassi che animò la sala dalla fine degli anni sessanta. Questa la storia fino al 1998. Poi, il buio. Si apre con il bando voluto dal Comune per il restauro, da affidare a privati volonterosi, la seconda non vita del Lirico. E si apre su questa data anche la seconda parte della nostra monografia, dove ricostruiamo, pezzo per pezzo, mettendo assieme articoli di cronaca, testimonianze e commenti, questi lunghi anni di agonia. Il quadro che ne emerge è quello di una vicenda tutta italiana che parte da un regolare bando pubblico e si perde tra ricorsi, finanziamenti fantasma e veti, sia politici che personali. E la città continua a rimanere senza uno dei suoi teatri storici, ora tornato in mano al Comune. E chissà quale sarà la sua sorte. Abbiamo cercato di interpellare i protagonisti via via coinvolti nella vicenda: da Salvatore Carrubba, assessore alla cultura di Palazzo Marino quando la sala fu chiusa e promotore del bando pubblico per il restauro del teatro, a Gianmario Longoni, l’imprenditore che quel bando lo vinse ma che non ha mai fatto partire i lavori di restauro: il perché lo racconterà lui stesso. Uno degli attori più controversi della storia è Vittorio Sgarbi, che ci rilascia un’intervista in cui conferma la sua polemica posizione, la stessa che costrinse all’ennesimo stop forzato dei lavori nel 2007: il progetto di Luciano Colombo, l’architetto scelto da Longoni per la rimessa a nuovo, sarebbe da buttare. Se Sergio Escobar, direttore del Piccolo, era troppo impegnato a lavorare sulla nuova stagione del suo teatro per rispondere alle nostre domande, da Palazzo Marino ci dicono che è un momento molto delicato per il Lirico e che i due più diretti interessati nella vicenda, l’assessore alla cultura Finazzer Flory e Antonio Calbi, il responsabile del settore spettacolo del Comune, non possono parlare della faccenda prima di capire come andranno a finire le comunali di metà maggio. Infine commenta la vicenda il capogruppo del Pd, l’attuale opposizione in giunta, Pierfrancesco Majorino, che negli ultimi anni è intervenuto in modo attivo per la causa del lirico, eleggendola a simbolo delle “cose non fatte” dalla giunta Moratti.