TRENTUNO [2015] – Appetiti in scena

20,00

Descrizione

Descrizione

L’uomo senza qualità di Robert Musil racconta, tra le molte altre cose, i frenetici preparativi  alle celebrazioni per i settant’anni dell’imperatore d’Austria. Il romanzo si apre nel 1918, mentre i partecipanti dell’“Azione parallela” si riuniscono, discutono, si infervorano: vogliono trovare l’idea che renderà quell’evento indimenticabile. Al lettore le celebrazioni non verranno mostrate, perché quel  che conta è il dispiegamento di energie intellettuali, sociali, umani che le hanno precedute.
Milano alle porte di Expo è stata presa da una febbre analoga. Da ogni parte, da ogni settore, ci si è affaccendati per parlare di cibo, di sostenibilità, per tracciare legami non scontati tra discipline. E poco importa, quindi, se non si è verificato quell’auspicato allargamento a un pubblico internazionale, e pazienza anche se il sostegno economico è stato irrisorio o nullo: lontano dal discusso spazio espositivo di Rho, a riflettori spenti, molto di buono è stato prodotto dai cittadini milanesi nei teatri, nelle università, nelle biblioteche.
Nelle pagine che seguono diamo spazio a due iniziative complementari, entrambe di grande valore, nate in seno al dipartimento di Lingue e Letterature straniere dell’Università degliStudi di Milano.

Appetiti in scena, un ciclo di incontri ideato da Caroline Patey e realizzato in collaborazione con il Piccolo Teatro, è un affascinante viaggio tra i banchetti, le feste e le cerimonie del teatro europeo:dai  sanguinari pasti della tragedia greca alla strabordante pancia di Falstaff, dal cibo immateriale di Beckett e Ionesco fino ai cannibali di George Tabori.

Il progetto ExpoShakespeare – curato da Maracristina Cavecchi e Margaret Rose e pensato come un articolato laboratorio partecipativo per gli studenti – ha invece scandagliato i testi del Bardo attraverso
la lente del cibo: accanto a studiosi di teatro inglese sono stati coinvolti esperti di nutrizione, professionisti del mondo del teatro, psicoterapeuti. Un coraggioso progetto interdisciplinare che ci ricorda come il corpus shakespeariano (proprio come ogni classico che si rispetti) è tutt’altro che eredità statica e polverosa, ma un punto di partenza per interrogare gli aspetti critici del nostro presente.