Sul palco del birrificio La Ribalta, ondeggiante nei suoi tacchi alti, in un rossetto vivace e un vestitino corto, Greta Cappelletti sfoggia una grande energia da irriducibile ragazza, nel suo spettacolo di stand-up comedy Gli ultimi strilli. È bellissima, vitale e smagliante mentre – illuminata da luci aranciate – racconta concitata, con un sorrisetto a tratti sardonico, di una relazione finita e del ritrovarsi mesti e spaesati in una cucina vuota, a consumare una cena a base di Gin Tonic e Yakult.
Se Greta fosse su Tik Tok, questa cena improvvisata non sarebbe più considerata un momento basso, sul deprimente andante, della sua vita adulta. Riceverebbe piuttosto la luccicante etichetta di Girl Dinner, termine con cui, da qualche anno, sui social viene celebrata tutta una serie di pasti leggermente disgustosi, carenti in proteine e assemblati senza forno, fornelli o particolare preparazione (un piattino di olive nere freddo di frigo o cetrioli crudi mangiati con le mani, una bottiglia di vino accompagnata da cioccolatini, un pezzo di formaggio mangiato direttamente dalla confezione). Un fenomeno a cui il femminismo neo-liberale e la Gen Z guardano con affetto: una micro-resistenza alle aspettative dell’età adulta e di genere, uno scoppiettìo di vitalità vagamente ferale. Uno stato di adolescenziale e perenne e caotica girlness, da contrapporre allo stereotipo millenario di donna cuoca e casalinga, di accogliente angelo di casa.
Con il suo rossetto lucido e l’aria scanzonata, Greta in parte pare evocare questo modo di stare al mondo; dall’altro lo liquida in fretta con una smorfia tra il divertito e il disgustato, in una delle tante domande-crepe con cui durante lo show si rivolge al pubblico: «Vi è mai capitato di cucinarvi qualcosa e pensare: perché mi tratto così male?».
Questo spettacolo di stand-up infatti si apre a qualche crepa, attraverso le quali si intravede che forse questa brillantezza della protagonista (un poco scomposta, che resiste al passare degli anni) è in un certo senso anche una risposta amara a un’età adulta che continua a rimandare sempre più avanti nel tempo le promesse e i traguardi con cui ci era stata raccontata.
Ecco allora che, sulla soglia dei quarant’anni, si continua a pranzare in piedi in cucina con pasti assemblati all’ultimo momento; comprare casa a Milano resta un miraggio, ma andarsene in una qualche altra realtà più dimessa e meno viva sembra altrettanto impensabile; e basta una frase sbagliata e brutale pronunciata con candida schiettezza dalla propria madre per sentirsi di nuovo ragazzine travestite da adulte.
In questo senso, la girlness smette di essere solo una posa ironica o una piccola ribellione alle aspettative di genere. Diventa anche un modo seducente, spassoso e malinconico con cui si rende raccontabile una precarietà generazionale emotiva, economica ed esistenziale.
Sara Buono
immagine di copertina: foto di Davide Aiello
GLI ULTIMI STRILLI
di e con Greta Cappelletti
La recensione fa parte dell’osservatorio critico dedicato a FringeMI Festival 2026