Dopo la partecipazione al FringeMI nel 2024 in cui aveva proposto con successo di critica Generazione Pasolini, Marta Bulgherini torna al festival con Alfons(in)a. Un tentativo biografico mal riuscito, il racconto e una riflessione sulla vita di Alfonsina Strada, prima e unica donna ad aver partecipato al Giro d’Italia nel 1924, gareggiando insieme agli uomini.
L’autrice non solo ne ripercorre la biografia, ma si interroga sull’utilità di questo tipo di racconto: perché continuiamo a servirci di figure mitiche come spunto motivazionale o come misura irraggiungibile di confronto? Bulgherini mette in discussione la modalità di fruizione di questi racconti esemplari, anche a partire da un’esperienza personale. Da sempre, racconta, ha sentito la necessità di misurarsi con quell’orizzonte di grandezza che popola le storie della buonanotte di molte bambine, finendo spesso per sentirsi in difetto. La miticità, suggerisce lo spettacolo, è insufficiente come metro di paragone della vita, che non può e non deve essere grandiosa nella sua interezza.
Nella seconda metà della messinscena viene aperta una riflessione sulle figure femminili: molte donne che entrano nella storia o nel mito vengono celebrate e poi dimenticate, ridimensionate come lo stesso nome di Alfonsa Strada, che viene storicamente tramandato nella sua forma alterata: Alfonsina. Da qui l’(in), tra parentesi, inserito dall’autrice nel titolo, per tentare di riconsegnare alla ciclista l’integrità del suo nome di battesimo, senza diminutivo. Ne ricordiamo la storia incredibile, ma in cosa abbiamo catalizzato questa forza? Non nella sua potenza di impresa ma come effetto sulla realtà, Alfonsa Strada rimane l’unica e l’ultima donna ad aver partecipato al Giro d’Italia.
Lo spettacolo trova dimora allo Spazio Tadini, una casa-museo che espone i quadri e le opere di Emilio Tadini, scrittore, pittore, traduttore e giornalista milanese. Le pareti e i pannelli dipinti dall’artista diventano le quinte sceniche attraverso cui si muovono gli attori.
Melina Scalise e Francesco Tadini, i fondatori della casa-museo, si curano di accogliere la produzione di Alfons(in)a e il suo pubblico letteralmente a casa loro, appena oltre il tavolo della colazione, invitando spettatrici e spettatori in un ambiente che è al tempo stesso atipico e familiare, domestico e teatrale.
All’ingresso della sala è esposta la riproduzione di un trittico di Tadini. Nel pannello centrale il pittore raffigura Atalanta, eroina della tradizione greca che sfida Ippomene in una gara di corsa per sottrarsi al matrimonio. Nel mito, il giovane riesce a vincere solo grazie all’inganno favorito dall’intervento di Afrodite. Nella sua opera però Tadini si discosta da questa narrazione, liberando la figura femminile dal destino impostole dagli dèi: Atalanta è raffigurata in corsa, con una divisa gialla da velocista, non più idealizzata come eroina.
Così l’Atalanta di Tadini si rispecchia nella lettura di Alfonsa Strada portata da Marta Bulgherini, rappresentazione di una donna reale, che sfugge alla semplificazione spesso ricercata nella narrazione di una vita elevata a mito. Entrambe, nelle rispettive declinazioni, diventano corpi in movimento: ci ricordano che, oltre il mito in cui le regole sono imposte dagli dèi, la vita non si misura nella gara, nella performance o nell’eccezionalità di un’impresa. La vera sfida sta nel mantenere aperta la corsa.
Bianca Vittoria Cattaneo
immagine di copertina: foto di Davide Aiello
ALFONS(IN)A | UN TENTATIVO BIOGRAFICO MAL RIUSCITO
di Marta Bulgherini
con Marta Bulgherini e Diego Frisina
musiche originali di Enrico Morsillo
sound design di Antonio Romano
voice over di Sara Labidi e Camilla Tagliaferri
una produzione Tieffe Teatro, Generazione P
con il sostegno della residenza artistica “Il filo immaginario” di Gommalacca Teatro
La recensione fa parte dell’osservatorio critico dedicato a FringeMI Festival 2026