È un’esperienza purtroppo ancora molto comune quella di sentire al bar o a un pranzo di famiglia la fatidica frase: «Io non sono un razzista ma…», preludio troppo spesso utilizzato per giustificare un’opinione che sicuramente si rivelerà discriminatoria. Assane Diop, comico di Zelig di origine senegalese e cresciuto a Brescia, in un’ora di stand-up racconta la sua storia e il rapporto con il razzismo nel suo Black Up. Io non sono razzista però…, andato in scena all’interno del community hub HUG nel quartiere NoLo per FringeMI 26.
Intrecciando il racconto autobiografico con un sapiente gioco di battute, Assane parla della discriminazione che, incoscientemente o meno, è tipica di una parte del popolo dello Stivale; il razzismo “ingenuo”, così definito da lui, come l’associazione di una persona nera in bici alla figura del rider per app di delivery.
Attraverso la comicità, il pubblico viene messo di fronte a un concetto tanto triste quanto vero: il razzismo non scompare, si trasforma. Cambiando volto sono cambiati anche i bersagli, che rimangono tutti coloro che sono considerati “diversi”: le persone meridionali, le persone provenienti dai paesi dell’Est Europa e ancora le persone provenienti dal Nord Africa sono state e sono tutt’ora oggetto di insulti e violenza. Perché, nonostante il nostro sia un paese in cambiamento dove sono presenti diversi gruppi etnici, persone con background migratorio di prima e seconda generazione residenti in Italia sono spesso percepite come “straniere” e quindi “nemiche” solo perché appartenenti a una minoranza; è proprio Assane a parlare dell’assurdità di sentirsi ancora percepito come “straniero” nel proprio Paese pur essendosi trasferito in Italia con la sua famiglia all’età di tre anni.
Partendo da situazioni quotidiane e vissute in prima persona con sarcasmo e autoironia, Assane Diop affronta quello che è per lui il connubio tra la cultura italiana e senegalese: il rapporto con i genitori molto diverso da quello di un suo amico d’infanzia o il tentativo che eccede nel comico e stereotipico della moglie italiana dello zio che cerca di integrarsi nella famiglia di Diop.
La platea, oltre a diventare un coro di risate e applausi per una presenza ormai affermata della stand-up italiana, è quindi portata a confrontarsi con il punto di vista delle seconde generazioni e a venire a patti, tramite una comicità sagace, con l’amara realtà della vita in Italia per chi è ancora etichettato come diverso nonostante sia parte integrante dell’intricato tessuto culturale di questo Paese.
Tommaso Franzese
immagine di copertina: foto di Davide Aiello
BLACK UP. NON SONO RAZZISTA PERÒ…
Di Assane Diop, Andrea Midena, Marzio Rossi
Regia Andrea Midena, Marzio Rossi
La recensione fa parte dell’osservatorio critico dedicato a FringeMI Festival 2026