Per una donna
di Letizia Russo
regia di Serena Sinigaglia
visto nell’ambito del Festival Wonderland _ 31 gennaio-9 marzo 2014

Nel cartellone del festival Wonderland molte proposte hanno raccontato, attraverso linguaggi artistici differenti, storie di inclusione e diversità, hanno dato voce a chi si sente un po’ fuori dal coro, non del tutto aderente ai modelli proposti e condivisi. Crisi, piccole crepe, prese di coscienza della propria alterità hanno trovato il proprio posto sulla scena, dal fenomeno Hikikomori alla ricerca di un’identità sessuale, dalla precarietà lavorativa alla violenza sulle donne. Il protagonista di La mia massa muscolare magra – uno spettacolo di Cronos3 presentato lo scorso 7 marzo e firmato da Manuel Renga – è un attore gay che utilizza la propria sessualità come efficace capitale relazionale. Anche L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi di Teatri di Vita (6 marzo) attraversa il testo di Copi per dare spazio, tra risate e spaesamenti, a nevrosi e pulsioni contemporanee.

Per una donna, andato in scena il 5 marzo presso lo Spazio Teatro Idra, si segnala per l’interesse della proposta drammaturgica: Letizia Russo – una tra le più significative giovani autrici attive in Italia, classe 1980 e premio Tondelli nel 2001 – conferma la sua capacità di indagare tematiche complesse e delicate attraverso l’efficace filtro dell’ironia. Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia Atir e allestito in forma di studio da Serena Sinigaglia, entra nell’intimità di una donna sposata in preda al turbamento imprevisto per una sconosciuta. A dare voce alla protagonista è la brava Sandra Zoccolan, che conduce il suo personaggio tra un erotismo à la Adele e una concretezza ben meno estetizzante: la donna vaga tra il microfono e il tavolo, scrivendo una lettera alla parte meno disciplinabile di se stessa e cercando di riportarla alla ragione. Gli spettatori divengono testimoni non invitati di un piccolo (ed esilarante) tribunale interiore, del quale è ben evidente la scarsa utilità: il giudice inflessibile è destinato a soccombere al desiderio. “No perché… NO!!” cerca invano di convincersi la protagonista, con il tono con cui si cercherebbe di impedire a un cane di prendere un osso. E mentre si ride guardando Dott. Jeckyll e Mister Hide discutere, si pensa ai propri eterni conflitti interiori, spesso dibattuti in modo non meno grottesco. La vaghezza del titolo e l’anonimato della donna –  della quale vengono rivelati pochi dettagli biografici, quasi un bozzetto volutamente accennato – ci ricordano che la vicenda è un exemplum, un imprevisto rivolgimento dell’esistenza interiore meno peculiare e distante di quanto potrebbe sembrarci a prima vista.

Letizia Russo riesce a condurre l’auto-inquisizione in bilico tra ironia, sensualità, inquietudine; e la messa in scena – anche se ancora in forma di studio –  riesce a metterne in luce tutte le sfumature. Un primo passo promettente verso quello che speriamo divenga uno spettacolo tout court; una conferma delle potenzialità, troppo spesso sottovalutate, della giovane drammaturgia contemporanea.

Maddalena Giovannelli

 

Questo contenuto è elaborato in collaborazione con Tamburo di Kattrin