Sembra quasi un controsenso, ma la masterclass di Gabriel Guillaume, dedicata alla danza contemporanea, inizia da seduti! Una musica lenta e delicata accompagna il danzatore – assistente alla coreografia de Les nuits barbares di Hervè Koubi – in piccoli movimenti di braccia e gambe, senza mai però staccarsi dal pavimento.


«Bisogna sentire ogni minima parte del corpo e ragionare sull’esecuzione del passo» ricorda Guillaume ai ragazzi presenti, mostrando come uno stesso movimento possa cambiare d’intensità e significato in base al modo in cui viene eseguito. Così gli allievi si cimentano a provare sequenze di passi con intensità diverse, sottolineate anche dal cambio di musica che da lento si fa sempre più veloce. L’intento del coreografo è quello di mostrare ai ragazzi che un passo non si limita mai al gesto in sé, «non siamo marionette con i fili che, come si muove il filo della mano destra, alziamo solo quello: l’intero corpo segue il movimento!», precisa. L’idea è quella di allungare i movimenti con le braccia, i piedi e perfino la testa, pur restando nel proprio ‘quadrato’ (la porzione di palco che ciascun danzatore, in tempo di Covid, non può superare), dare l’illusione di un passo prolungato all’infinito e questo è possibile solo se si lavora con precisione al millimetro e bravura nell’equilibrio del corpo.

È ora tempo di esplorare l’hip hop nella seconda sezione della masterclass, guidati da un altro danzatore: Houssni Mijiem. Questa volta si lavora in piedi e in cerchio. Entriamo in un’altra atmosfera le cui parole chiave sono ritmo, velocità e improvvisazione. Non è facile seguire i movimenti di Mijiem: sono molto, davvero molto veloci! Ma il danzatore rassicura gli allievi e  spiega che la cosa più importante è seguire la musica, “the sound of moviment” e non concentrarsi sui passi. Invita quindi i ragazzi a divertirsi e improvvisare, seguendo il suono dei movimenti. Con l’improvvisazione c’è spazio però anche per qualche suggerimento tecnico: Mijiem sottolinea l’importanza nell’hip pop del respiro, perché, trattandosi spesso di sequenze di passi veloci, bisogna essere in grado di modularlo, altrimenti si corre il rischio di perdere subito le forze. I ragazzi fanno del loro meglio: cercano di stargli dietro anche se spesso sono costretti a desistere. Ed è proprio così, stanchi ma entusiasti, che appaiono nella foto che conclude la lezione e che immortala maestri e allievi. Per una volta tutti immobili.

Greta Anastasio

(in copertina ph: Gyorgy Jokuti)


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