Diventare genitori sembra ormai una lotta continua, in cui prendono parte i soldi, il giudizio degli altri, l’ansia del futuro.
Due persone che desiderano un figlio sono messe davanti a colonne d’Ercole che li intimoriscono, scoraggiano e riportano bruscamente con i piedi per terra non appena iniziano a sognare un figlio. Il duo BumBumFritz, ovvero Michele Tonicello e Giovanni Frison, nella performance-concerto Dad or Alive mette il pubblico davanti agli ostacoli che oggi frenano la volontà di diventare genitori, muovendosi tra dati statistici e testimonianze audio e video, musica elettronica eseguita live, luci psichedeliche e videomapping, che creano un dispositivo scenico unico e travolgente.
Al centro dell’esplorazione, uno sguardo disincantato sulla nostra società sembra essere il primo vero freno per una coppia che deve affrontare difficoltà quotidiane, consapevole che il futuro potrebbe non essere idilliaco come lo si sogna. Anche da qui deriva il fenomeno globalmente diffuso dell’“inverno demografico” — il progressivo calo del tasso di natalità, che non garantisce più il saldo naturale tra nascite e decessi — che sembra pronunciare una chiara sentenza: se non si inverte immediatamente la tendenza, siamo destinati all’estinzione, forse quella più comica di sempre, quella di una specie che ha di fatto scelto quasi consapevolmente di smettere di esistere. In questo coinvolgente lavoro, che sfrutta il ritmo incalzante della musica elettronica, i due attori, in abbigliamento sportivo total-white, diventano i principali elementi scenografici: sui loro corpi e su alcuni cubi mobili vengono proiettate immagini, cifre, grafici, motivi geometrici. Ascoltiamo confessioni intime di persone comuni, frustrate e impotenti di fronte alle sfide quotidiane imposte dalla società, ma al contempo desiderose e spaventate dalla possibilità di avere un figlio; insieme a loro si susseguono gli interventi pubblici di politici, psicologi, giornalisti, attivisti, figure che possono influenzare e cambiare narrative, dinamiche e prospettive dell’essere genitori, con l’obiettivo di lenire il senso d’estrema ansia sulle previsioni di un futuro catastrofico, che sembra inevitabile.
Lo spettacolo procede attraverso la condivisione di dati e statistiche: a partire da indagini ISTAT si rileva che il 94% delle persone propense ad avere figli soffre di incertezze economiche e che una madre occupa 64 giorni in più all’anno nel lavoro di cura, senza retribuzione, rispetto agli uomini. Di conseguenza, la domanda viene spontanea: mettere al mondo un figlio è un atto di coraggio o incoscienza?
In Dad or Alive, basi elettroniche realizzate live con loop station e synth, balletti energici, canzoni e ritornelli sono il collante scenico e drammaturgico tra i rischi (e i sogni) della procreazione da un lato, e l’imminente catastrofe climatica dall’altro. In un mondo destinato all’apocalisse ecologica, la scelta di dare vita a un bambino non garantisce più un futuro di sopravvivenza. Ma l’ecoansia si confonde con l’egoansia: ecco che in una delle tante videoproiezioni che costellano lo spettacolo i due termini si sovrappongono, e la costante pressione a cui è sottoposto ciascuno di noi, nella società della performance, assume le caratteristiche dell’ennesimo, feroce dispositivo di controllo. Ciò che ci viene proposto in questo spettacolo non è fiction, ma realtà, presente e futura. I BumBumFritz portano in scena inediti interrogativi etici, in cui il pragmatismo sembra superare il sogno di avere un figlio. Diventare genitori, secondo l’anticonvenzionale chiave di lettura del duo, è un conflitto interiore centrale nella nostra contemporaneità, dove la ricerca di un mondo migliore anche sembra implicare la rinuncia alla continuazione della specie. E se invece la forma di quella che consideriamo la “famiglia tradizionale” fosse proprio il maggior ostacolo e l’antidoto si trovasse nelle energie collettive di una comunità?
Gleb Kastsianevich, Isabel Marino, Federico Mistrorigo, Greta Patrizia Tumminello, Emma Verdolino
in copertina: foto di Francesco Capitani
Questo contenuto è esito dell’osservatorio critico dedicato a Tutta la vita davanti 2026