Guardare uno spettacolo di danza è il risultato di una serie di scelte: data, posto, cosa indossare, con quanto anticipo arrivare a teatro, se andare da soli o con qualcuno, mangiare prima o dopo. Nel caso di Superstella, ideato e interpretato da Vittorio Pagani, la scelta del pubblico si spinge anche al costume di scena del danzatore; più precisamente, se indosserà solo la felpa o solo i pantaloni. Nella replica a cui ho assistito, la prima milanese in occasione di MILANoLTRE, la preferenza, deliberata con una democratica alzata di mano in platea, è ricaduta sui pantaloni.
I successivi quaranta minuti di spettacolo sono un’opera d’arte totale: movimento, video, musica, luci e parola danno vita a una riflessione sul processo creativo, priva di qualsiasi gerarchia tra le arti messe in campo dal coreografo. Come ricordano di continuo l’accompagnamento sonoro (composto da musica, voiceover, talvolta manipolato digitalmente, e tracce audio tratte da film) e le proiezioni sullo sfondo, il tema della scelta ricorre quasi ossessivamente. A partire dalla citazione di Marcello Mastroianni in 8½, opera-specchio di Superstella: «Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo? Di scegliere una cosa, una cosa sola ed essere fedele a quella, riuscire a farla diventare la ragione della tua vita, una cosa che raccolga tutto e che diventi tutto?».
La risposta del performer milanese, classe 2000, è una rinegoziazione continua della creazione artistica, che si riavvolge e si ricompone senza sosta davanti agli occhi dello spettatore. La parte centrale dello spettacolo è dedicata a un’esplorazione delle infinite possibili configurazioni che la performance a cui stiamo assistendo può assumere: una danza poetica, quasi lirica, si alterna a pezzi più coinvolgenti, in cui il danzatore risponde con il proprio corpo al ritmo travolgente dei bassi, per far poi spazio a momenti concettuali, più prossimi alla performance art. È interessante notare però che queste opzioni, nella cornice narrativa dello spettacolo, non sono ricondotte alla scelta del coreografo, ma a una piattaforma digitale che, partendo da un prompt e un target geografico, propone un’illimitata selezione di pezzi, assegnando a ciascuna un valore secondo parametri ben definiti (indice di gradimento, coinvolgimento del pubblico, livello di impegno politico-sociale).
Non si può fare a meno di pensare alle conseguenze dell’AI generativa nel processo creativo, alla logica del flusso infinitamente migliorabile in cui catapulta artista e spettatore. La bulimia di scelte travolge il pubblico e lascia il segno sul corpo stremato del performer, che a un certo punto si costringe a trangugiare una dopo l’altra diverse bottigliette d’acqua. Un atto che dovrebbe portare sollievo diventa quasi una tortura, come la gioia di creare si avvelena nel momento in cui viene soffocata dalle aspettative altrui e mercificata dalle logiche del sistema produttivo.
Quell’acqua, usata per dissetare un corpo sovraccaricato dallo sforzo, ricorda quella utilizzata per raffreddare i server surriscaldati nei data center, che ormai da tempo sono al centro del dibattito contemporaneo sul destino del nostro pianeta. Una minaccia, quella dell’imminente fine del mondo, che lo spettacolo sembra prendere come un dato di fatto: l’unica scelta che non ci è rimasta. «Tra trent’anni il mondo sarà finito» sussurra Vittorio Pagani appollaiato sul proscenio con un microfono in mano, nell’ultimo capitolo di Superstella, arringando ancora una volta il pubblico direttamente. La voce è rotta dallo sforzo fisico, ma è più forte, più intima, più umana rispetto al costante voiceover che ha accompagnato lo spettacolo. Umana è anche la vita che nel finale irrompe sullo sfondo, attraverso video personali di Pagani. Si tratta di riprese a colori, a differenza del footage proiettato nel resto della performance, rimasto sempre sulle tonalità del bianco e nero, come il film di Fellini e le scelte che siamo portati a compiere.
Alice Gerosa
foto di © Roberto De Biasio
Superstella
di e con Vittorio Pagani
testi originali e proiezioni di Vittorio Pagani
nel ruolo di Supervoce Pietro Angelini
collaborazione drammaturgica Pietro Angelini
disegno luci Stefano Moriondo
consulenza Francesca Santamaria
produzione CODEDUOMO ETS
in coproduzione con Festival Danza in Rete – Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza
Questo contenuto è esito dell’osservatorio critico dedicato a MILANoLTREview 2026