Uno degli aspetti che caratterizzano il lavoro di Alessandro Businaro, sia come regista sia nella nuova veste di direttore junior del Teatro Stabile del Veneto, è l’attenzione alla dimensione comunitaria. Nei suoi progetti più recenti questo interesse assume forme diverse: è il motore della creazione artistica, per esempio, in Deja-vu (2024) che indaga il rapporto tra le tradizioni culinarie, i luoghi e le persone che li abitano; oppure si traduce nella costruzione di uno spazio condiviso, come nidOramai, che dal 2024 accoglie giovani artisti in residenza. Con Vestire gli ignudi di Pirandello – in anteprima dal 15 al 29 novembre 2025 al Teatro delle Maddalene di Padova, ora ripreso dal 27 luglio al 1 agosto 2026 – Businaro propone un progetto teatrale rivolto alle scuole in una duplice operazione: coinvolgere direttamente una decina di ragazzi nel processo di prove, osservando e discutendo con loro degli sviluppi, e, allo stesso tempo, portare a teatro un’immagine meno polverosa dei classici, con l’obiettivo di allontanarsi dall’idea di testi stantii e obbligati per scolaresche refrattarie. Businaro e il drammaturgo Stefano Fortin, coinvolto in veste di dramaturg, cercano di interrogare il copione pirandelliano, attraverso una serie di innesti, scardinando il tempo della fantasia del racconto e ancorandosi alla Storia, passata e contemporanea.
Scritto nel 1922, un anno dopo Sei personaggi in cerca d’autore, Vestire gli ignudi prosegue la riflessione di Pirandello sull’identità. La protagonista, Ersilia, è accusata di non aver vigilato sulla bambina affidata alle sue cure, morta precipitando da una terrazza. Abbandonata dal fidanzato e dall’amante, padre della piccola, la donna resta esposta allo sguardo giudicante della comunità. A partire da questo nucleo drammaturgico, Fortin intreccia la vicenda a tre eventi storici: la presa di potere di Mussolini avvenuta nel 1922 proprio mentre debuttava Vestire gli ignudi; l’irruzione dello spettacolo da parte dei partigiani al Teatro Goldoni di Venezia nel 1945; l’attentato al Bataclan del 13 novembre 2015. Gli avvenimenti vengono inseriti in corrispondenza delle didascalie in cui Pirandello dà spazio a ciò che proviene dall’esterno della casa: nel testo originale si odono dalla finestra il vociare della gente, i rumori della strada, l’eco del fuori. Al posto di questo brusio indistinto, Fortin introduce i tre episodi, trasformando il fuori scena in improvvise e vertiginose aperture sul tempo. Questi squarci si avvicinano progressivamente al presente e collegano la vicenda di Ersilia a differenti forme di violenza, esposizione pubblica e occupazione dello spazio collettivo, chiamando implicitamente gli spettatori a prendere posizione e ad assumere il ruolo di giudici. Gli eventi storici diventano così uno strumento per invitare studenti e studentesse – pubblico elettivo di questa produzione – a confrontarsi con il classico da una prospettiva meno scolastica, problematizzando e favorendo un esercizio di lettura diacronica.
Anche sul piano scenico Businaro lavora per scardinare un immaginario consolidato nell’incontro con Pirandello. Il palco circolare ha sedie posizionate tutt’intorno; i ruoli, compresi quelli maschili, sono affidati a sei attrici: la scelta suggerisce che i diversi personaggi possano essere letti come proiezioni o frammenti della stessa Ersilia, moltiplicandone le possibili identità. Il ritmo dello spettacolo è serrato, la direzione delle attrici è priva di eccessi drammatici; la tensione trattenuta esplode poi nel finale, quando il pubblico viene chiamato direttamente in causa. In quel momento sono gli studenti in platea a essere coinvolti; alle prime risposte esitanti seguono interventi sempre più consapevoli, fino alla presa di coscienza che la conclusione dello spettacolo dipende realmente da loro, che non terminerà finché qualcuno dal pubblico non troverà il modo di interromperlo, parlando, contestandolo, intervenendo o persino lasciando la sala. Dopo gli applausi, il confronto prosegue in un dibattito guidato dagli stessi ragazzi e ragazze che hanno assistito alla rappresentazione. Sono loro a porre le domande, a raccogliere le osservazioni e a dialogare con gli artisti, trasformando l’incontro in uno spazio di discussione orizzontale, privo di mediazioni. Vestire gli ignudi incarna così un ottimo esempio di cosa può significare pensare il teatro per le nuove generazioni: includere i ragazzi e le ragazze fin dal processo di ideazione e di prova, coinvolgerli attivamente nell’atto spettacolare, e poi nella discussione. Il contrario di ciò che troppo spesso avviene, quando gli adolescenti vengono considerati il destinatario passivo di un progetto già concluso.
Francesca Rigato
in copertina: foto Serena Pea
VESTIRE GLI IGNUDI
di Luigi Pirandello
regia Alessandro Businaro
con Francesca Accolla, Claudia Manuelli, Eleonora Panizzo, Elisa Pastore, Federica Chiara Serpe, Matilde Sgarbossa
dramaturg del progetto Stefano Fortin
scene Rosita Vallefuoco
luci Desideria Angeloni
suono Dario Felli, Federico Mezzana
assistente alla regia Chiara Businaro
produzione TSV – Teatro Nazionale
Lo spettacolo si inserisce nel progetto della Compagnia Giovani, parte dell’Accordo di Programma tra Regione Veneto e Teatro Stabile del Veneto per la realizzazione del Progetto Te.S.eO. Veneto – Teatro Scuola e Occupazione (DGR n. 1646 del 19 dicembre 2022).
