Quante volte non siamo riusciti a portare a termine qualcosa a cui tenevamo per davvero?
Nella cornice della chiesetta sconsacrata del Parco Trotter a NoLo, la giovane compagnia livornese A.D.D.A. mostra sulla scena il percorso lungo e accidentato che ha accompagnato la costruzione del loro spettacolo. Muoiono tutti assume così la forma di un archivio vivente del processo creativo: una raccolta di idee, tentativi, intuizioni e ripensamenti avvenuti nel corso di sette anni di lavoro.
La drammaturgia – di Anna Farina e Leonardo Ceccanti – sceglie deliberatamente di non arrivare mai a una forma definitiva, ma di procedere per accumulo di materiali, scene eliminate, brainstorming, training fisici, definizioni di Wikipedia, recensioni cinematografiche, appunti, domande lasciate sospese.
Due giovani attori, Cosimo Grilli e Margherita Silingardi, provano a capire fino a che punto Romeo e Giulietta riesca ancora a parlare alla società contemporanea, oscillando continuamente tra identificazione e distanza e interrogandosi sui temi che ancora possono risuonare nel presente: prima l’amore, poi l’odio dei padri che uccidono i figli, infine l’essere disposti a morire per qualcuno o per qualcosa. Ogni spunto di riflessione viene portato sul tavolo, analizzato e approfondito, per poi essere trasformato, ribaltato e infine abbandonato. Muoiono tutti ci porta alla consapevolezza che il fallimento, tutto sommato, è parte integrante di un processo più grande e alla dolce-amara conclusione che non sempre scavare fino in fondo nelle cose sia la scelta migliore.
Il linguaggio è fresco, comico, sottilmente ironico. Nel suo rapportarsi con una tradizione letteraria di portata monumentale, la drammaturgia utilizza l’opera di Shakespeare come strumento per parlare della società contemporanea, che viene analizzata nelle sue fessure più insidiose anche attraverso l’interazione con il pubblico, spesso chiamato a rispondere per alzata di mano. Con una serie di domande – quali «quanti di voi hanno amato almeno una volta», «quanti di voi pensano di aver deluso i propri genitori?» o «quanti di voi sono disposti a morire per un ideale?» – gli spettatori vengono invitati a capire insieme agli attori se Romeo e Giulietta possa ancora parlare di noi oppure no.
Vengono così disseminati una serie di post-it nello spazio scenico, semplice ed essenziale: gli attori li recuperano per terra uno ad uno, creando una lista sempre diversa di cose che non sono mai state portate a termine. Alcuni scritti dalla compagnia, altri dagli spettatori stessi alla fine di ogni replica, i post-it non giudicano ciò che nella vita andrebbe preso sul serio oppure no, spaziando piuttosto dal non aver mai sconfitto il cattivo di un videogioco al non essere riusciti ad abbandonare una relazione tossica.
Emerge così come alcune problematiche attuali siano in realtà radicate nel tempo: la pressione sociale è ben esplicitata dalla rivalità tra le famiglie Montecchi e Capuleti; la lista di insulti che la madre di Giulietta le rivolge nel corso dell’opera mostra tutto il peso delle aspettative altrui; il desiderio dei due sposi di fuggire insieme sembra richiamare invece l’ossessione moderna per la costruzione del proprio futuro. Ma soprattutto, lo spettacolo indaga la necessità di concedersi deviazioni e cambi di rotta durante il percorso, trovando proprio nel fallimento del piano di Giulietta l’esempio perfetto.
Muoiono tutti è uno spettacolo in grado di creare complicità con il pubblico, che si riconosce facilmente nel fragile equilibrio tra entusiasmo e ripensamento che caratterizza la vita quotidiana. Guidati dalla regia di Matteo Ceccantini, Cosimo e Margherita sono inoltre riusciti a farci rivivere tutte le volte in cui abbiamo inseguito un’idea di noi stessi senza riuscire davvero a raggiungerla.
Il titolo stesso dello spettacolo finisce allora per assumere un doppio significato: Muoiono tutti non è soltanto il riferimento ironico all’inevitabile destino dei due amanti, di tanti altri personaggi dalla triste fine e, in fondo, di tutti noi, bensì rappresenta l’idea che la perdita investe anche la sfera delle convinzioni, delle aspettative, dei legami affettivi e delle versioni di noi stessi che ci ostiniamo a inseguire a tutti i costi. E così, sulle note di La morte (non esiste più) dei Baustelle, resta la sensazione che la domanda centrale non riguardi davvero Romeo e Giulietta, ma noi: siamo ancora capaci di morire per un ideale? E soprattutto, andare fino in fondo è davvero sempre la scelta giusta?
Alessandra Scognamiglio
immagine di copertina: foto di Davide Aiello
MUOIONO TUTTI
regia Matteo Ceccantini
drammaturgia Anna Farina e Leonardo Ceccanti
con Cosimo Grilli e Margherita Silingardi
suoni e luci Matteo Ceccantini e Anna Farina
produzione Compagnia A.D.D.A. e Pilar Ternera
La recensione fa parte dell’osservatorio critico dedicato a FringeMI Festival 2026